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Confutazione della dottrina:

«Contro il controllo delle nascite»

Introduzione

Ecco quanto si legge in una pubblicazione evangelica italiana: ‘Se si riconosce che i rapporti sessuali non hanno per unico fine la procreazione, i coniugi hanno il diritto di regolamentare le nascite secondo i criteri della legge biblica, cioè quelli dell'amore per Dio e per il congiunto. Fattori d'ordine economico, geografico, sociale, medico e vocazionale possono allora essere presi in considerazione. A mio avviso, non c'è testimonianza fedele del Vangelo e dimostrazione d'amore, quando un uomo infligge alla sua compagna delle gravidanze che lei non ha né la forza fisica, né quella psichica, né i mezzi economici per sostenere, col pretesto che l'Antico Testamento dice che un uomo è felice col “turcasso pieno”! Voler applicare al nostro tempo una promessa che ha di mira la realizzazione delle profezie messianiche in Israele, quando questa promessa è compiuta in Cristo-Israele, costituisce un uso ben malvagio dei testi dell'antica alleanza'. (Studi di Teologia, N° 13 1984, pag. 80-81) E su un altra: ‘Essere genitori responsabili vuol dire riflettere sul quando conviene diventare papà e mamma e anche sul numero approssimativo di figli di cui potere essere genitori efficaci. A questo proposito è bene ricordare che il comandamento: Crescete e moltiplicate e riempite la terra, fu indirizzato alla prima coppia e, più tardi, alla discendenza di Noè, quando il mondo aveva bisogno di essere popolato (...) E' evidente che oggi non c'è bisogno di incrementare la popolazione mondiale; quindi programmare la propria famiglia diventa un atteggiamento responsabile. (..) Peraltro vedo che quasi tutte le coppie credenti dell'attuale generazione accettano questo presupposto. Se non fosse così, vedremmo molte famiglie con una ventina di figli! (Rinaldo Diprose in Lux Biblica, N° 9 1994, pag. 74-75).

Ecco in che termini in seno alla fratellanza vengono sprezzate e derise le famiglie numerose e perciò scoraggiate le coppie cristiane dal formarle. Sia chiaro che lo stesso ragionamento letto in queste riviste lo fanno anche tanti e tanti pentecostali. Quindi non è il fatto di appartenere ad una denominazione piuttosto che ad un altra che porta i credenti di questa generazione ad impedire il concepimento per non avere molti figli.

 

Confutazione

Ma passiamo ora alla confutazione di questa ennesima diavoleria che viene presentata con parole seducenti. E vediamo quindi perché è sbagliato impedire il concepimento per non avere figli, o per non averne oltre un certo numero.

Nel nostro discorso partiremo da lontano: innanzi tutto diciamo che colui che dà i figli è Dio secondo che è scritto nei salmi che “i figliuoli sono un'eredità che viene dall'Eterno” (Salmo 127:3); ciò è confermato dalle seguenti Scritture: quando Eva partorì Caino disse: “Ho acquistato un uomo, coll'aiuto dell'Eterno” (Genesi 4:1); quando ella partorì di nuovo dopo che Caino uccise Abele disse: “Iddio m'ha dato un altro figliuolo al posto d'Abele, che Caino ha ucciso” (Genesi 4:25); quando Iddio promise ad Abramo Isacco gli disse: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un fi­gliuolo..." (Genesi 17:15-16); di Heman, veggente del re Davide è detto che “Iddio infatti aveva dato a Heman quattordici figliuoli e tre figliuole” (1 Cronache 25:5); per citare solo alcune delle Scritture che parlano in questi termini. Inoltre bisogna sempre tenere presente quando si parla di conce­pimento che ciò è una grazia di Dio, perché costituisce una visita dell'Eterno; “L'Eterno visitò Sara...e Sara concepì e partorì un figliuolo ad Abrahamo..." (Genesi 21:1-2), “L'Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole” (1 Samuele 2:21); “Boaz prese Ruth, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei, e l'Eterno le diè la grazia di concepire, ed ella partorì un figliuolo” (Ruth 4:13); questi non sono che alcuni dei passi che fanno capire come per una donna rimanere incinta del proprio marito sia una grazia di Dio. Notate che il concepimento segue la visitazione di Dio; quindi quando la donna rimane incinta ella ha ricevuto una visita da parte di Dio. Ma perché diciamo quindi che quando una donna rimane incinta viene visitata da Dio? Perché Dio con le sue mani, partendo dal seme genitale piantato in lei da suo marito, comin­cia a formare nel suo seno una creatura umana. Dobbiamo ricordar­ci infatti che è Dio colui che forma il bambino nel seno della madre; oggi molti dicono che è la natura che fa i bambini, ma è meglio dire che li fa Dio. Non disse forse Davide: “Sei tu che hai formato le mie reni, che m'hai intessuto nel seno di mia madre” (Salmo 139:13)? E non disse forse anche Dio a Geremia: “Prima che io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t'ho conosciuto” (Geremia 1:5)?

Dopo avere detto ciò, non ci sarebbe neppure più bisogno di proseguire e spiegare perché impedire il concepimento è peccato perché come potete ben capire da voi stessi il marito che impedi­sce il concepimento non fa altro che cercare di impedire a Dio di visitare la propria moglie. Insomma l'uomo che impedisce il concepimento si mette a fare qualcosa che non è in armonia con le leggi della natura ordinate da Dio. Ma vediamo di spiegare me­diante le Scritture perché impedire il concepimento è peccato. Quando Dio creò l'uomo e la donna diede loro questo ordine: “Crescete e moltiplicate..." (Genesi 1:28); vorrei che notaste che Dio comandò loro di moltiplicare; non lasciò loro la libertà di farlo o non farlo, ma glielo ordinò. Ma Dio non diede quest'ordine solo agli esseri umani, ma anche ai pesci ed agli uccelli infatti egli disse loro: “Cresce­te e moltiplicate, ed empite le acque dei mari e moltiplichino gli uccelli sulla terra” (Genesi 1:22).

Ubbidirono i nostri progenitori a questo ordine di Dio? Sì, infatti Eva partorì, Caino, Abele, Seth, ed è scritto che Adamo dopo che ebbe generato Seth, generò figliuoli e figliuole. Quindi se da un lato dobbiamo dire che i nostri antenati disubbidirono a Dio quando mangiarono il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, dall'altro non possiamo dire che essi disubbidi­rono all'ordine di moltiplicare datogli da Dio.

Dio diede l'ordine di moltiplicare anche a Noè e ai suoi figliuo­li dopo che uscirono dall'arca secondo che è scritto: “E Dio benedisse Noè e i suoi figliuoli, e disse loro: Crescete e molti­plicate, e riempite la terra..." (Genesi 9:1); ed anche loro bisogna dire ubbidirono a quest'ordine infatti basta leggere la posterità di Sem, Cam e Jafet per rendersi conto di ciò.

Ma sia ben chiaro che è sempre Dio che fa moltiplicare le fami­glie perché è scritto nei salmi che “egli fa moltiplicare le famiglie a guisa di gregge” (Salmo 107:41). Da ciò si capisce che l'uomo semina perchè deve seminare, ma è Dio che fa crescere il seme e lo moltiplica. L'uomo deve fare sempre la sua parte.

Abbiamo visto quindi che quello di moltiplicare è un'ordine di Dio e non qualcosa di facoltativo, esso è qualcosa di obbligato­rio per gli uomini e le donne di tutte le generazioni. Taluni invece - e questo lo abbiamo visto prima - ritengono che questo ordine oggi non si debba osservare perché oggi essi dicono la terra è così abitata che è pericoloso prendere alla lettera questo ordine di Dio. Quindi adesso è diventato pericoloso pure prendere in parola Dio; ci vuole veramente tanta arroganza per affermare questo! Ma io dico: ‘Ma è possibile che Dio abbia dato un ordine che poi si sarebbe rivela­to dannoso per le persone?' No, questo non è possibile; perché Dio possiede una sapienza infinita. I motivi per cui molti parla­no così non è da ricercarsi nella quantità di persone che abitano il globo; perché quello è solo un pretesto. Li vedremo fra poco i veri motivi.

E' peccato dunque per una coppia non volere avere figli: sì è peccato perché è un desiderio che si oppone all'ordine di Dio di moltiplicare. Nella Scrittura è raccontato un fatto che conferma pienamente ciò: è scritto che Giuda prese per Er suo figlio una moglie di nome Tamar, ma siccome che egli era perverso agli occhi di Dio egli lo fece morire. “Allora Giuda disse a Onan: Và dalla moglie del tuo fratello, prenditela come cognato, e suscita una progenie al tuo fratello. E Onan, sapendo che quella progenie non sarebbe sua, quando s'accostava alla moglie del suo fratello, faceva in modo d'impedire il concepimento, per non dare progenie al fratello. Ciò che egli faceva dispiacque all'Eterno, il quale fece morire anche lui” (Genesi 38:8-10). Questo racconto è unico nella Bibbia, e se Dio ha voluto che fosse scritto ci devono essere dei motivi. Non è concepibile che Dio abbia voluto che esso fosse scritto senza nessun motivo. E' evidente che Onan fu messo a morte da Dio perché impediva il concepimento per non dare progenie al suo fratello; egli più di una volta impedì il concepimento infatti è scritto: “Quando s'accostava alla moglie del suo fratello..." (Genesi 38:9); Dio quindi pazientò con lui e non lo mise a morte dopo la prima volta che egli impedì il concepimento. Notate anche che è detto che ciò che Onan faceva dispiacque all'Eterno, e questo pure deve fare riflettere. Considerate che questa medesima espressione è usata dalla Scrittura anche dopo che Davide commise adulterio con Bath-Sheba e gli fece uccidere il marito secondo che è scritto: “Ma quello che Davide aveva fatto dispiacque all'Eterno” (2 Samuele 11:27); e capi­rete quanto grave sia impedire il concepimento per non avere prole.

Qualcuno dirà: ‘Ma nel caso di Onan egli impedì il concepimento per non avere nessun figlio, e non per fermare il numero dei figli!' Questo è vero, ma rimane il fatto che anche nel caso che si impedisce il concepimento per non avere molti figli si commet­te peccato e non solo quando non se ne vogliono per nulla. Non si comprende perché davanti a Dio dovrebbe essere peccato il primo e non il secondo. Il discorso è che coloro che fanno questo ragio­namento cercano in tutte le maniere quando sentono dire che è peccato impedire il concepimento, di turare la voce alla loro coscienza che li riprende nel segreto a motivo dei loro misfatti che commettono nel segreto. Ma non ci riescono perché essa conti­nua a riprenderli; essa cesserà di riprenderli solo quando si metteranno in animo di non impedire il concepimento.

Ma per non avere figli le persone non ricorrono solo all'impedi­mento del concepimento, perché quando falliscono a impedire il concepimento riescono a impedire alla propria moglie di partorire  mediante l'aborto. Quindi tra le misure adottate dalle persone per non avere figli non esiste solo la contraccezione ma anche l'aborto che è omicidio perché si uccide una creatura in via di formazione ed anche qui bisogna dire che non c'è ragionamento che giustifichi l'uccisione dell'embrione o del feto; che riesca a fare tacere la coscienza di coloro che ricorrono all'aborto.

Ma dinnanzi a Dio è peccato sia impedire il concepimento che abortire perché ciò va contro la legge della natura stabilita da Dio.

Ma proseguiamo col parlare dell'impedire il concepimento per non avere molti figli. Perché è peccato? Perchè avere molti figli secondo la Scrittura è una beatitudine, è qualcosa di buono e di bello. Nei salmi infatti è scritto: “Quali le frecce in mano d'un prode, tali sono i figliuoli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno! Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta” (Salmo 127:4-5); quindi se uno non vuole avere il proprio turcasso pieno di frecce è perché ritiene che non sia vero che sarebbe beato. E allora ciò significa che ritiene menda­ce Dio; perché quella è la sua parola. Facciamo un esempio espli­cativo: Gesù un giorno disse: “Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l'osservano” (Luca 11:28); ma è chiaro che se uno dice che coloro che non vogliono osservare la Parola di Dio sono beati lo stesso, o che non può essere vero che rinunziando a se stessi si è felici; egli mente contro la verità. Similmente chi afferma che coloro che hanno molti figli non sono delle persone felici ma delle persone sventurate, o che volere avere molti figli è un cattivo desiderio perchè ha delle gravi ripercussioni sulla famiglia mente contro la verità. Certi teologi ci dicono che è da irresponsabili mettere al mondo tanti figli ed invece è responsabile chi decide di impedire il concepimento per non averne molti.  Ecco a che cosa sono arrivati: a fare passare per irresponsabile chi vuole avere il suo turcasso pieno di frecce e responsabile chi invece lo vuole avere semivuoto (se non vuoto in certi casi). Irresponsabile, ecco qual'è il termine che va di moda applicare ad un credente che oggi vuole avere o mette al mondo tanti figli; ma che cosa significa questo termine? Nel mio dizionario leggo: ‘incosciente, non responsabile delle proprie azioni perchè psichicamente tarato o sconvolto'. Ma essi sbagliano grandemente perchè non conoscono le Scritture e perchè non hanno fiducia in Dio come neppure timore di Lui. Ma sanno o non sanno chi è Dio? Ma si sono dimenticati che Dio è il Creatore di tutte le cose e che noi abitiamo su quello che è lo sgabello dei suoi piedi? Ma si sono dimenticati che al nostro Dio appartengono i cieli, la terra, i mari e tutto ciò che è in essi? Ma si sono dimenticati che Dio si compiace di quelli che lo temono e lo prendono in parola senza dubitare neppure per un instante? A costoro voglio dire: Rientrate in voi stessi e mettetevi ad investigare le Scritture e a credere in esse senza darvi a vani ragionamenti. Sappiate che un credente che vuole avere molti figli non è per nulla un irresponsabile ma un timorato di Dio, un uomo che ha fiducia in un grande Iddio, e che per questa sua disposizione Dio lo ricompenserà col bene perchè gli è gradito ai suoi occhi. Smettete di chiamare bene il male e male il bene. Badate a voi stessi perchè se continuate ad insegnare queste diavolerie non scamperete alla punizione divina.

Vediamo adesso cosa sono i figli secondo la Scrittura, al fine di comprendere perché il non volerne molti è stoltezza.

I figli sono chiamati “un eredità che viene dall'Eterno” (Salmo 127:3); che cosa è un eredità? L'eredità è un complesso di beni, di sostanze e di averi che una persona lascia in proprietà ad altri; solita­mente ai propri figli o a dei propri parenti, ma alcune volte anche a persone che non sono del parentado. In questo caso però l'eredità è detta che viene da Dio; quindi viene spontaneo dire innanzi tutto che essa è buona, e poi che maggiore è meglio è. Case e ricchezze sono un'eredità dei padri, dice la sapienza: e questo perché sono dei beni che i nonni e i genitori lasciano ai loro posteri; ma nel caso dei figli essi sono un'eredità data da Dio agli uomini, solo lui può dare questa eredità. Che ragione c'è dunque per disprezzare questa eredità che viene da Dio? Se gli uomini si rallegrano al solo pensiero di avere una grossa eredità dai loro padri non si dovrebbero rallegrare maggiormente gli uomini al solo pensiero di ricevere in eredità da Dio molti figli?

I figli sono anche dei premi perché è scritto che “il frutto del seno materno è un premio” (Salmo 127:3). Che cosa è il premio? Il premio è un segno d'onore dato a chi ha compiuto azioni coraggiose o a chi si è distinto in una gara. Per coloro che lo ricevono è un onore riceverlo; e il momento della premiazione è uno dei momenti più commoventi della loro vita. Ma io dico: Ma se le persone del mondo si rallegrano quando vengono premiati da altri uomini, non devono gli uomini rallegrarsi molto di più quando ricevono da Dio in premio dei figli? Ma purtroppo oggi per molti avere molti figli rappresenta una delle più grandi sventure che possano piombare su una famiglia! Che follia!

Ed infine, i figli sono paragonati a delle frecce in mano di un guerriero; sono utili le frecce ad un arciere che va in guerra? E chi può dire il contrario? E' meglio che ne abbia poche o tante di frecce il guerriero che va alla guerra? Certamente tante. Lo stesso Davide quando andò contro Goliath si prese cinque pietre lisce e non una sola; certo, lui aveva la fionda e non l'arco con sè, ma questo esempio ci serve a capire come il guerriero quando va in guerra si munisce di non poche munizioni. Ora, noi non sappiamo il turcasso di cui parla la Scrittura in questo caso quante frecce potesse contenere da pieno; certamente non due o tre, ma molte di più. E qui teniamo a precisare che non stiamo stabilendo nessun numero di figli, perché non sta a noi farlo; il numero dei figli lo stabilisce Dio. Alcune volte ne dà di più altre volte di meno; ci sono famiglie di credenti (e non solo di credenti) che sono formate anche da più di dieci figli. Certamen­te chi ha ricevuto da Dio dieci figli può dire di aver il turcas­so pieno di frecce. E perciò può essere dichiarato beato perchè Salomone dice: “Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno!”. Non sono chiare le parole di Salomone? Certo che lo sono. Ma ecco che taluni teologi le hanno offuscate perchè ci dicono che queste parole di Salomone hanno di mira ‘la realizzazione delle profezie messianiche in Israele' e che esse si sono compiute in Cristo-Israele, per cui prendere queste parole per sostenere che è felice chi ha tanti figli oggi nel duemila dopo Cristo ‘costituisce un uso ben malvagio dei testi dell'antica alleanza'. Ecco spuntare fuori quindi la solita allegoria che ha come fine quello di far perdere di vista al credente il significato letterale della Sacra Scrittura. Siamo oramai abituati a sentirle queste allegorie inesistenti: non ci sorprendiamo più di tanto. Ho sentito persino dire ad un pastore che le parole di Paolo a Timoteo che la donna “sarà salvata partorendo figliuoli” (1 Timoteo 2:15) si riferiscono alla chiesa. Quindi si capisce che ‘l'uso ben malvagio' delle scritture per alcuni si estende anche a questo testo della nuova alleanza perchè anche questo non ha il significato che gli diamo noi! Ecco il danno che provoca l'allegoria quando essa è inventata! A proposito, le parole di Paolo – come potete vedere – incoraggiano la donna ad avere figli. D'altronde in un altro posto della stessa epistola Paolo dice: “Io voglio dunque che le vedove giovani si maritino, abbiano figliuoli ….” (1 Timoteo 5:14). Dunque anche il Nuovo Testamento è a favore del fare figli.

Ma vogliamo dimostrare che impedire il concepimento va contro la legge della natura stabilita da Dio anche facendo un paragone tra il generare secondo la carne e il generare secondo lo Spirito.

Ora, noi sappiamo che il seminare la Parola di Dio nel cuore delle persone si può paragonare al seminare il seme genitale nel seno della propria moglie. Che fa il seminatore quando semina? Prende la Parola di Dio che ha riposto nel suo cuore, ossia il seme, e la semina nelle persone; con la speranza che essa cada in buona terra e possa portare molto frutto; badate bene, molto frutto e non poco. Egli non fa nulla per impedire che il seme cada nella buona terra e porti così molto frutto alla gloria di Dio; rimette tutto nelle mani di Dio e si mette ad aspettare il prezioso frutto della Parola di Dio. Certo, il seminatore sa bene che non tutto il seme cadrà in buona terra, perché una parte di esso cadrà lungo la strada, un'altra nei luoghi rocciosi e un'altra ancora fra le spine; ma questo non lo preoccupa affatto. Nella stessa maniera l'uomo che deve secondo l'uso naturale seminare il seme genitale nel seno della propria moglie dovrebbe comportarsi come il seminatore della Parola di Dio; cioè seminare con la speranza che il seme porti frutto nel seno di sua moglie. Certo, il seme genitale porterà frutto solo quando Dio lo vorrà perché è Dio che fa crescere ogni cosa; ma rimane il fatto che l'uomo deve seminare nell'attesa che esso porti frutto.

Ora, prenderò un esempio esplicativo al fine di confermare che come nel campo umano è peccato impedire il concepimento, così anche nel campo spirituale è peccato non seminare la Parola nella buona terra. E' l'esempio di Giona; esaminiamolo. Dio vide la grande malvagità che c'era in Ninive e parlò al suo servo Giona affinché andasse a Ninive e predicasse contro di lei. Dio sapeva che la predicazione di Giona avrebbe portato frutto in Ninive perché egli sarebbe stato creduto e voleva che lui vi andasse a seminare la sua parola. Ma che fece il profeta Giona? Si ribellò all'ordine di Dio di andare a seminare la sua parola in Ninive, in altre parole cercò di impedire che i Niniviti si ravvedessero dalla loro malvagità. E come reagì Iddio a questa sua ribellione? Lo punì facendo venire una grossa tempesta sul mare mentre lui si recava a Tarsis lungi dall'Eterno. Giona comprese allora che quella sciagura era piombata su tutto l'equipaggio della nave per colpa sua e si fece buttare in mare, e poi andò a predicare a Ninive secondo l'ordine di Dio.

E poi, ancora; diciamo questo. La Scrittura dice che quando noi evangelizziamo, ossia quando seminiamo la parola, se coloro nei quali seminiamo la parola la ricevono essi vengono da noi genera­ti mediante l'Evangelo. Paolo infatti disse ai Corinzi che aveva­no creduto alla sua predicazione: “Sono io che vi ho generati in Cristo mediante l'Evangelo” (1 Corinzi 4:15). Ora, ma noi diciamo: Ma è una cosa buona generare molti figli spirituali mediante l'Evangelo, o costituisce una sventura per chi li genera?' Non è forse una cosa meravigliosa vedere molte anime generate mediante la parola da noi seminata in loro?

Io dico allora: Ma se Paolo ha detto: “Guai a me se non evange­lizzo” (1 Corinzi 9:16), non dovrebbe dire anche l'uomo: ‘Guai a me se impedisco il concepimento?'

Ma allora, e passiamo al capo naturale, perché esiste questa forte avversione all'avere molti figli? Per i seguenti motivi che vogliamo analizzare uno per uno e dimostrarne la falsità.

-    ‘I figli costano'.

E' uno dei motivi che si sente dire più frequentemente. Ma perché in effetti viene detto che i figli costano e che non ce ne si può permettere tanti? La ragione è perché la maggior parte delle coppie di credenti oggi in questa nazione vuole fare un tipo di vita che richiede uno sperpero notevole di denaro, e perciò secondo i loro calcoli molti figli non gli permetterebbero più di fare quel tipo di vita mondano. Vogliono possedere  case moderne, mobilia moderna, macchine lussuose, abiti costosi ed appariscen­ti, vogliono andare regolarmente a farsi le vacanze nei famosi posti di villeggiatura; c'è chi si va a fare pure la settimana bianca, sulle pendici di qualche monte a sciare. Per non parlare poi dei giornali e delle riviste che comprano quasi quotidiana­mente per aggiornarsi sulla vanità e sull'oscenità; della televi­sione che cambiano periodicamente; e di tante altre cose che assorbono nell'insieme molto denaro. E' chiaro che per continuare a fare questa vita, devono fare delle rinunzie, altrimenti come farebbero? Ed ecco che trovano l'espediente di limitare il numero dei figli al minimo; così non saranno costretti a dovere rinun­ziare all'irrinunciabile.

Quello che si può constatare con molta meraviglia è che le fami­glie di credenti sono più numerose nei paesi poveri che in quelli ricchi; perché questo? Perché la sapienza è con gli umili, con la gente di basso stato, con quelli che hanno pochi soldi e poca cultura ma che ascoltano la Parola di Dio. Avranno poco dal punto di vista materiale, però sono beati perché hanno il loro turcasso pieno di frecce.

Con ciò non si vuole però dire che tra coloro che possiedono molti beni materiali non ci sono famiglie numerose, ma solo che è molto più frequente trovare famiglie numerose tra i poveri che tra i ricchi.

Ma se da un lato ci sono quelli che non vogliono avere molti figli perché vogliono fare un certo tipo di vita, dall'altro ci sono quelli che vorrebbero averne molti ma temono che una volta messi al mondo non potranno farcela ad allevarli. In questo caso è la paura che li induce ad impedire il concepimento. E' giusti­ficato un tale comportamento? Affatto perché noi credenti siamo chiamati ad avere piena fiducia nelle promesse del Signore in qualsiasi circostanza. La paura è un cattivo sentimento; per essa gli Israeliti, dopo che Dio ordinò loro di impossessarsi del paese che aveva promesso ai loro padri, rifiutarono di ubbidire al comandamento del Signo­re e non ebbero fiducia nel Signore; e Dio li punì atterrandoli nel deserto. E sempre per paura Pietro, dopo che Gesù gli ordinò di andare a lui sulle acque, cominciò ad affondare nell'acqua.

Questi pochi esempi ci fanno capire come la paura impedisca di avere fiducia nella parola di Dio. Per questo dobbiamo gettare via lungi da noi ogni paura.

Paolo dice ai Filippesi: “E l'Iddio mio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria, in Cristo Gesù” (Filippesi 4:19); questa era la fiducia che aveva Paolo, e questa deve essere la nostra stessa fiducia, che Dio supplirà ad ogni nostro bisogno, non importa quanto numerosa sarà la nostra famiglia. La fede in Dio non si basa sulla matematica ma sulla Parola di Dio; essa non ha nulla a che fare con i calcoli umani; essa crede in Dio e basta, sapendo che è impossibile che Egli abbia mentito.

Voglio incoraggiare i lettori ad avere piena fiducia nel Signore; a non dubitare mai della sua fedeltà; perché egli farà quello che ha promesso. Se egli ha promesso di supplire a tutti i vostri bisogni; se la Scrittura dice che Egli ha cura di voi, ci dovete credere senza punto dubitare. E poi io dico: Ma che difficoltà può mai trovare Iddio nel supplire ai bisogni di una famiglia numerosa quando Egli dà giornalmente il cibo a tutti i pesci  del mare, a tutti gli uccelli del cielo, e a tutte le bestie della campagna? Non ha forse detto Gesù: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce: Non siete voi assai più di loro?...” (Matteo 6:26), ed anche: “Considerate come crescono i gigli della campagna; essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che nemmeno Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Or se Iddio riveste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà egli molto più voi, o gente di poca fede?” (Matteo 6:28-30). Ha forse detto Iddio tramite il suo Figliuolo che le famiglie numerose non potrà appieno cibarle o vestirle? Noi non troviamo nessuna allusione a ciò! Se Dio si prese cura del suo popolo in mezzo ad un deserto pieno di serpenti e scorpioni; un popolo che noverava circa seicentomi­la adulti; senza fargli mancare nulla per quarant'anni, né pane né acqua e né vestiti, tanto che Mosè poté dire prima di morire ad Israele: “L'Eterno, il tuo Dio, è stato teco durante questi quarant'anni, e non t'é mancato nulla” (Deuteronomio 2:7), siamo certi che in questa generazione non farà mancare nulla di ciò che è necessario anche alle famiglie numerose di coloro che lo temono. E difatti è scritto che “i leoncelli soffrono penuria e fame, ma quelli che cercano l'Eterno non mancano d'alcun bene” (Salmo 34:10).

Quindi, fratelli, uscite da questa paura che non viene da Dio ma dall'avversario che cerca per mezzo di essa di farvi disubbidire all'ordine di Dio, e ne avrete del bene.

-    ‘Se facciamo molti figli le persone diranno che siamo come gli animali'.

Anche questo siamo costretti a udire con le nostre orecchie tra il popolo di Dio. Ma io dico: ‘Ma che fanno di male gli animali quando fanno molti figli? Non è forse Dio che li fa moltiplicare?

Noi riteniamo che gli animali dei campi e gli uccelli del cielo, benché siano molto meno intelligenti dell'uomo, pure dimostrano molta più fiducia in Dio di tanti che si dicono credenti. Loro non pianificano le nascite; loro procreano e basta; poi Dio provvede loro il cibo necessario: Egli caccia la preda alla leonessa, ciba i piccini dei corvi, e fa spuntare l'erba per il bestiame della campagna, e così via. Ma dicano pure le persone del mondo di noi credenti che siamo come gli animali perché facciamo molti figli: questo è motivo di allegrezza perché è un oltraggio che si riceve a motivo di giu­stizia.

Abbiamo così dimostrato mediante le Scritture che impedire il concepimento è peccato, e che i motivi addotti per non volere avere molti figli sono dunque falsi.

Se poi qualcuno non fosse ancora persuaso di ciò che abbiamo detto si ricordi quello che disse Gesù: “Se uno vuole fare la volontà di lui conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio” (Giovanni 7:17), il che significa che se uno vuole santificarsi nel timore di Dio e purificarsi così da ogni contaminazione di carne e di spirito Dio gli farà intendere che è cosa buona desiderare molti figli, e che è falso ogni insegnamento o ragionamento che incoraggia e tollera l'impedimento del concepimento.

Giacinto Butindaro

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