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Confutazione delle false dottrine sulla “Trinità”, “Gesù Cristo” e lo “Spirito Santo” insegnate dai Testimoni di Geova

LA TRINITÀ

La dottrina dei Testimoni di Geova

Russell diceva che Dio non é trino, in altre parole negava che la Divinità sia composta dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo, e difatti disse: ‘…viene denominata dottrina della Trinità! Essa dichiara, nel catechismo, esservi ‘tre persone in un solo Dio ed esse sono il Padre il Figliuolo e lo Spirito Santo, uguali in sostanza, in potenza ed in gloria’. Questa concezione poteva ammettersi nelle età oscure, in cui regnavano le tenebre e vigevano i misteri – di cui essa faceva parte – i quali sono irragionevoli ed antiscritturali’ (Charles Taze Russell, Studi su le Scritture, s.d., stampato in America, serie V, Ad-una-mente fra Dio e l’uomo [La riconciliazione fra Dio e l’uomo], pag. 148) [1], e: ‘…dottrina d’uomini, che non trova nessun appoggio nella Parola di Dio’ (Russell, op. cit., pag. 41), ed ancora: ‘In nessun luogo nelle Scritture è mai fatta menzione di una trinità’ (ibid., pag. 92). I Testimoni di Geova affermano la stessa cosa. Nella loro rivista Torre di Guardia si legge infatti: ‘La dottrina della Trinità non ha onorato Dio avvicinando maggiormente le persone a lui. Al contrario, ne ha gravemente travisato l’identità. E’ quindi evidente che coloro che contribuirono allo sviluppo di questa dottrina avevano apostatato dal vero cristianesimo’, e più avanti nell’articolo viene detto che questa dottrina affonda le sue origini nel paganesimo e che la nostra adorazione ‘richiede che respingiamo con fermezza tutte le falsità religiose pagane’ tra cui appunto la Trinità (La Torre di Guardia, 1 luglio 1984, pag. 8). Nel loro libro Sia Dio riconosciuto verace si legge: ‘Se una persona tiene presente le parole dell’apostolo che ‘Iddio non è l’autore di confusione’ (…) si vede subito che tale dottrina non procede da Dio’ (Sia Dio riconosciuto verace, Brooklyn – Watchtower 1949, pag. 81).

Confutazione

La Scrittura attesta chiaramente che la Divinità è composta da tre Persone, ossia il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo

Nella Scrittura non è menzionato il termine Trinità [2]; ma non si può dire che in essa non vi sia menzionato il concetto della Trinità perché le seguenti Scritture attestano che il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo sono tre persone [3] divine distinte (che esistono da sempre ed esisteranno per sempre), e che nello stesso tempo sono un solo Dio [4].

-  “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per esser da lui battezzato. Ma questi vi si opponeva dicendo: Son io che ho bisogno d’esser battezzato da te, e tu vieni a me? Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora; poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia. Allora Giovanni lo lasciò fare. E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua; ed ecco i cieli s’apersero, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venir sopra lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: Questo é il mio diletto Figliuolo nel quale mi son compiaciuto” (Matt. 3:13-17). In questo evento che si verificò al Giordano vediamo il Padre che parlò dal cielo, il Figliuolo che era sulla terra che fu battezzato da Giovanni, e lo Spirito Santo che discese su lui in forma corporea a guisa di colomba.

-  Gesù disse ai suoi discepoli: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti. E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità…” (Giov. 14:16-17). Gesù, mentre era ancora sulla terra con i suoi discepoli, era il Consolatore che Dio aveva mandato per consolare quelli che facevano cordoglio, ma siccome Egli doveva tornare al Padre che lo aveva mandato, pregò il Padre di dare ai suoi discepoli un altro Consolatore, appunto lo Spirito Santo il quale sarebbe rimasto con loro per sempre. Il Padre quindi, supplicato dal suo Figliuolo, ha mandato lo Spirito della verità per supplire alle necessità che si vennero a creare con la dipartenza del suo Figliuolo. Il concetto della trinità è evidente nelle parole di Gesù.

-  Gesù, prima di essere assunto in cielo, disse ai suoi discepoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo….” (Matt. 28:19). Il battesimo in acqua, che ricordiamo non purifica dai peccati perché è la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio, deve essere ministrato nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Il Signore non avrebbe mai comandato una simile cosa se Lui, il Padre e lo Spirito Santo non fossero stati uno.

-  Paolo dice ai Romani: “E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rom. 8:11). In queste parole troviamo Dio Padre che ha risuscitato Gesù; il Figliuolo che é stato da lui risuscitato; e lo Spirito Santo che Egli ha mandato nei nostri cuori. Anche qui il concetto della trinità é espresso in maniera chiara.

-  Paolo, al termine di una delle sue epistole ai Corinzi, scrisse: “La grazia del Signor Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Cor. 13:13). Anche qui le tre persone sono nominate distintamente, ma benché ciò sono una stessa cosa.

-  Paolo agli Efesini dice: “V’è… un unico Spirito…V’è un solo Signore… un Dio unico e Padre di tutti, che é sopra tutti, fra tutti ed in tutti” (Ef. 4:4,5,6). Anche da queste parole comprendiamo come le tre persone divine di cui é composta la Divinità, sono distinte tra loro ma unite tra loro in perfetta unità.

-  Paolo disse ai Corinzi: “Or vi é diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito. E vi é diversità di ministerî, ma non v’è che un medesimo Signore. E vi é varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti” (1 Cor. 12:4-6). Notate come Paolo menziona prima lo Spirito, poi il Signore Gesù Cristo e poi Dio. Anche queste sue parole fanno capire come queste tre persone divine, benché distinte l’una dall’altra, sono uno stesso Dio.

-  La Scrittura condanna le tre bestemmie indirizzate a tutte e tre le persone della Divinità. Chi bestemmia il nome di Dio si rende colpevole di un peccato perché é scritto: “Non bestemmierai contro Dio” (Es. 22:28); anche chi bestemmia contro il Figliuol dell’uomo e contro lo Spirito Santo si rende colpevole di un peccato. Ma il fatto é che mentre coloro che bestemmiano contro Dio e contro il Figliuol dell’uomo possono essere perdonati, chi bestemmia contro lo Spirito Santo non può ottenere la remissione del suo peccato, perché Gesù disse: “Ai figliuoli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma é reo d’un peccato eterno” (Mar. 3:28-29). Queste parole del Signore ci fanno capire come lo Spirito Santo sia una persona divina distinta dal Figliuolo di Dio e dal Padre; per questo noi quando parliamo del Figliuolo non parliamo dello Spirito Santo e viceversa; e perché quando parliamo del Padre non parliamo né del Figliuolo e né dello Spirito Santo, appunto perché i tre sono differenti. Per farvi capire questo concetto vi parlo in questa maniera: noi non possiamo dire che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo é morto sulla croce per i nostri peccati, perché questo non corrisponde al vero, infatti la Scrittura dice che Cristo, il Figlio di Dio, morì sulla croce, e non il Padre. Noi non possiamo dire neppure che lo Spirito Santo sia morto per i nostri peccati perché anche questo non é vero. Noi non possiamo dire neppure che lo Spirito Santo battezza con lo Spirito Santo perché la Scrittura attesta che é Cristo che battezza con lo Spirito Santo e con il fuoco. Però, benché dobbiamo nominare separatamente il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, e le loro caratteristiche, pure sappiamo che i tre sono una stessa cosa. Fratelli, ci troviamo davanti ad un mistero, per questo le nostre parole non riescono a spiegarlo [5]. Ed a proposito di misteri, a riguardo della Trinità che non è comprensibile alla mente umana, la rivista Torre di Guardia afferma: ‘Non c’è qualcosa di strano in un concetto di Dio che risulta inspiegabile? Dio può essere onorato da un concetto che ‘nessuno capisce’? I veri cristiani devono conoscere l’Iddio che adorano. Non c’è spazio per i misteri!’ (La Torre di Guardia, 1 luglio 1984, pag. 7). Vani ragionamenti che mostrano come i Testimoni di Geova rifiutano di accettare tutto ciò che secondo loro non è ragionevole per la mente umana. Ma essi dimenticano che Tsofar di Naama disse: “Puoi tu scandagliare le profondità di Dio? arrivare a conoscere appieno l’Onnipotente? Si tratta di cose più alte del cielo… e tu che faresti? di cose più profonde del soggiorno de’ morti… come le conosceresti?” (Giob. 11:7-8); parole queste che si possono benissimo applicare anche al concetto di Dio trino. Non si può dunque affermare che non c’è spazio per i misteri; perché lo spazio dedicato ai misteri attorno a Dio, alla sua natura e al suo modo di agire c’è ed è vasto. Ma quantunque ci siano dei misteri divini a noi non rivelati pure noi siamo pienamente consci di avere conosciuto Dio perché Giovanni dice: “Figliuoletti, v’ho scritto perché avete conosciuto il Padre” (1 Giov. 2:14); ed anche: “Chiunque ama è nato da Dio e conosce Iddio” (1 Giov. 4:7). E’ evidente però che questo non significa che per noi tutto è chiaro e non rimangano più dei misteri che riguardano Dio perché è altresì scritto: “Noi conosciamo in parte” (1 Cor. 13:9) ed anche che “ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro” (1 Cor. 13:12). Ma viene il giorno in cui conosceremo appieno come anche siamo stati appieno conosciuti. A Dio sia la gloria in eterno. Amen.

La perfetta unità esistente tra il Figlio ed il Padre

Gesù nei giorni della sua carne fece menzione della perfetta unità che vi era tra di lui e il Padre in diverse maniere. Egli disse: “Io ed il Padre siamo uno” (Giov. 10:30); “Nella vostra legge é scritto che la testimonianza di due uomini é verace. Or son io a testimoniar di me stesso, e il Padre che mi ha mandato testimonia pur di me” (Giov. 8:17-18); “Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre é in me” (Giov. 14:11); “Le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa similmente. Poiché il Padre ama il Figliuolo, e gli mostra tutto quello che Egli fa; e gli mostrerà delle opere maggiori di queste, affinché ne restiate maravigliati. Difatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figliuolo vivifica chi vuole. Oltre a ciò, il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo, affinché tutti onorino il Figliuolo come onorano il Padre” (Giov. 5:19-23); “Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo d’aver vita in se stesso; e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuol dell’uomo” (Giov. 5:26-27); “Chi crede in me, crede non in me, ma in Colui che mi ha mandato; e chi vede me, vede Colui che mi ha mandato” (Giov. 12:44-45); “Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre” (Giov. 14:7); “Niuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre; e niuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo” (Matt. 11:27); “Tutte le cose che ha il Padre, son mie” (Giov. 16:15); “E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro, e tu in me” (Giov. 17:22-23). Per spiegare questa perfetta unione e collaborazione che esisteva ed esiste tuttora fra il Figliuolo ed il Padre metteremo ora a confronto fra loro alcuni passi della Scrittura.

-  Gesù parlò ai Giudei della sua risurrezione in questa maniera: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere” (Giov. 2:19), facendo capire che lui stesso avrebbe risuscitato il suo corpo dopo che esso sarebbe stato ucciso [6]; mentre Pietro disse ai Giudei: “Uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti” (Atti 3:15), facendo chiaramente capire che fu Dio a fare risorgere il corpo di Cristo Gesù.

-  Gesù, quando promise ai suoi discepoli lo Spirito Santo, disse: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa” (Giov. 14:26), ed anche: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me” (Giov. 15:26), facendo capire chiaramente che lo Spirito Santo sarebbe stato mandato sia dal Padre che dal Figliuolo (rimane il fatto però che lo Spirito Santo procede dal Padre come disse lo stesso Gesù).

-  Gesù disse, parlando delle sue pecore: “Io do loro la vita eterna” (Giov. 10:28), e nella preghiera che rivolse al Padre disse: “Padre, l’ora é venuta; glorifica il tuo Figliuolo, affinché il Figliuolo glorifichi te, poiché gli hai data potestà sopra ogni carne, onde egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dato” (Giov. 17:1-2), facendo chiaramente capire che chi dona la vita eterna é lui. Paolo invece dice ai Romani: “Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom. 6:23), e Giovanni dice: “Iddio ci ha data la vita eterna” (1 Giov. 5:11), facendo ambedue capire chiaramente che è Dio a dare la vita eterna. Possiamo dunque dire che la vita eterna la dà sia il Padre che il Figliuolo.

-  Gesù disse: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giov. 6:40). Notate che Gesù qui ha detto che sarà lui a risuscitare noi che abbiamo creduto in lui. Ma è altresì scritto che sarà Dio a risuscitarci infatti Paolo ai Corinzi disse: “E Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza” (1 Cor. 6:14).

-  Paolo dice ai Romani: “… fra i quali Gentili siete voi pure, chiamati da Gesù Cristo..” (Rom. 1:6). Quindi colui che ci ha chiamati è Cristo. Ma sempre Paolo dice più avanti in questa epistola che quelli che Dio ha preconosciuti “li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati…” (Rom. 8:29-30). Quindi noi siamo stati chiamati da Dio e da Cristo Gesù.

-  Paolo dice a Timoteo: “Io rendo grazie a colui che mi ha reso forte, a Cristo Gesù, nostro Signore, dell’avermi egli reputato degno della sua fiducia, ponendo al ministerio me…” (1 Tim. 1:12). Questo significa che Paolo fu approvato da Cristo che lo stimò degno della sua fiducia affidandogli il ministerio della Parola. Lo stesso apostolo dice ai Tessalonicesi: “… siccome siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare l’Evangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori” (1 Tess. 2:4). Quindi lui era stato approvato da Dio e da Cristo Gesù.

-  Paolo disse agli anziani di Efeso: “Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù…” (Atti 20:24). Quindi fu Cristo a stabilirlo ministro del Vangelo, e questo lo confermò anche a Timoteo quando gli disse che lui rendeva grazie a Cristo che lo aveva reputato degno della sua fiducia ponendo al ministerio lui che prima era stato un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore (cfr. 1 Tim. 1:12-13). Ma ai Colossesi Paolo dice che fu Dio a dargli il ministerio: ‘… io sono stato fatto ministro, secondo l’ufficio datomi da Dio per voi di annunziare nella sua pienezza la parola di Dio” (Col. 1:25).

I Tre operano di comune accordo

I seguenti esempi mostrano come il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo operano tutte le cose assieme e di comune accordo.

-  L’uomo fu creato dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo.

Nel libro della Genesi, a riguardo della creazione dell’uomo, troviamo scritto: “Poi Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza…” (Gen. 1:26). Queste parole mostrano come Dio, quando parlò, usò il verbo al plurale e non al singolare infatti egli non disse: ‘Farò’, ma bensì: “Facciamo”. Con chi parlò? Con gli angeli forse? Affatto, perché essi sono delle creature. Egli parlò con la Parola che era con Lui, e con lo Spirito eterno che era altresì con Lui.

-  Dio, la Parola e lo Spirito Santo ci hanno formato nel seno di nostra madre.

Davide dice a Dio: “Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre….” (Sal. 139:13). Elihu disse a Giobbe: “Lo Spirito di Dio mi ha creato…” (Giob. 33:4). Giovanni dice che “ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei” (Giov. 1:3) riferendosi alla Parola di Dio; e quindi noi siamo stati formati dalla Parola di Dio nel seno di nostra madre.

-  L’apostolo Paolo fu mandato a predicare da Dio Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo.

A Tito, l’apostolo Paolo dice: “Paolo, servitor di Dio e apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che é secondo pietà, nella speranza della vita eterna la quale Iddio, che non può mentire, promise avanti i secoli, manifestando poi nei suoi proprî tempi la sua parola mediante la predicazione che é stata a me affidata per mandato di Dio, nostro Salvatore…” (Tito 1:1-3), facendo intendere che egli fu mandato a predicare da Dio Padre. Ai Corinzi lo stesso apostolo dice: “Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare…” (1 Cor. 1:17), facendo capire che lui fu mandato a predicare ai Gentili dal Figliuolo di Dio. Se poi a questi passi si aggiunge quello che dice: “Essi (Barnaba e Saulo) dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:4) allora noteremo come furono tutti e tre, cioè il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, che di comune accordo mandarono Paolo a predicare l’Evangelo ai Gentili.

-  Per ciò che concerne la nostra salvezza dobbiamo dire che i tre, cioè il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, hanno operato assieme in perfetta collaborazione.

Il Padre ha mandato lo Spirito Santo secondo che è scritto: “.. lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome…” (Giov. 14:26), il quale ci ha convinti quanto al peccato, alla giustizia ed al giudizio secondo che é scritto: “E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio” (Giov. 16:8); poi Egli ci ha attratti al Figliuolo secondo che disse Gesù: “Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri” (Giov. 6:44), ed anche: “Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me” (Giov. 6:37); ed il Figliuolo ci ha salvati dai nostri peccati secondo che é scritto: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi” (Gal. 5:1).

-  Il processo di trasformazione all’immagine del Figliuolo di Dio che é cominciato in noi e che sta tuttora proseguendo è compiuto da tutte e tre le persone della Deità, nessuna esclusa. Ecco i passi che lo confermano.

Paolo ai Filippesi dice: “Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza” (Fil. 2:13). Ai Corinzi egli dice: “Cristo che verso voi non é debole, ma é potente in voi” (2 Cor. 13:3), e sempre ai Corinzi dice: “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta, come in uno specchio, la gloria del Signore, siam trasformati nella stessa immagine, di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Cor. 3:18 Diod.).

-  L’opera di santificazione è compiuta da Dio Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo. Le seguenti Scritture lo confermano:

Paolo dice ai Tessalonicesi: “Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente…” (1 Tess. 5:23). Lo scrittore agli Ebrei afferma: “Poiché e colui che santifica (Cristo) e quelli che son santificati, provengon tutti da uno…” (Ebr. 2:11). Pietro dice nella sua epistola che noi siamo stati “eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito…” (1 Piet. 1:2).

-  Per ciò che concerne la guida dobbiamo dire che siamo guidati da Dio, dal suo Cristo e dallo Spirito Santo. Le seguenti Scritture lo confermano.

Nei Salmi è scritto di Dio : “Poiché questo Dio è il nostro Dio in sempiterno; egli sarà la nostra guida fino alla morte” (Sal. 48:14). In Matteo, Gesù dice: “E non vi fate chiamar guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo” (Matt. 23:10). In Giovanni é scritto: “Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità” (Giov. 16:13).

Noi credenti riconosciamo di conoscere in parte, riconosciamo che la conoscenza di questo mistero è troppo alta per noi, tanto alta che noi non ci possiamo arrivare; a ciascuno di noi la Scrittura dice tuttora: “Puoi tu scandagliare le profondità di Dio? arrivare a conoscere appieno l’Onnipotente? Si tratta di cose più alte del cielo…e tu che faresti? di cose più profonde del soggiorno de’ morti…come le conosceresti? La lor misura è più lunga della terra, più larga del mare” (Giob. 11:7-9). Siamo in grado, per ora, solo di esaminare le Scritture che parlano del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, ma non siamo in grado di spiegare come i tre sono una stessa cosa. Noi non abbiamo tre dii, perché noi non siamo politeisti come lo sono tante popolazioni sulla terra; ma noi abbiamo un solo Dio, in Lui crediamo, Lui conosciamo, Lui amiamo, Lui serviamo, Egli é l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo; abbiamo pure un solo Signore, il Figlio di Dio; ed abbiamo pure un unico Spirito nei nostri cuori, quello eterno del nostro Dio per il quale gridiamo: Abba! Padre! Queste tre persone sono Dio ab eterno in eterno. Amen.

I Tre sono uno e dimorano in noi

Ora vediamo delle Scritture dalle quali si comprende che in noi figliuoli di Dio dimorano sia il Padre che il Figliuolo che lo Spirito Santo.

-  La Parola attesta che Dio il Padre dimora in noi con queste parole.

Gesù disse: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giov. 14:23). Giovanni dice: “Chi confessa che Gesù é il Figliuol di Dio, Iddio dimora in lui, ed egli in Dio” (1 Giov. 4:15). Paolo dice: “Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro…” (2 Cor. 6:16).

-  La Parola attesta che Gesù Cristo il Figlio di Dio dimora in noi in queste maniere.

Gesù disse: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi… Colui che dimora in me e nel quale io dimoro porta molto frutto…” (Giov. 15:4,5). Paolo dice agli Efesini: “Io piego le ginocchia dinanzi al Padre,… perch’Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d’esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori…” (Ef. 3:14-17). Ai Colossesi, lo stesso apostolo dice: “Ai quali (ai santi) Iddio ha voluto far conoscere qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che é Cristo in voi, speranza della gloria” (Col. 1:27). Ai Galati: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma é Cristo che vive in me..” (Gal. 2:20). Ai Romani: “E se Cristo é in voi, ben é il corpo morto a cagion del peccato…” (Rom. 8:10). Ai Corinzi: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo é in voi?” (2 Cor. 13:5).

-  La Parola attesta nelle seguenti maniere che lo Spirito Santo dimora in noi (tenete presente che Esso é chiamato sia Spirito di Dio che Spirito del suo Figliuolo).

Gesù disse: “Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giov. 14:17). Paolo dice ai Romani: “Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non é di lui” (Rom. 8:9). Ai Corinzi egli dice: “Non sapete voi che il vostro corpo é il tempio dello Spirito Santo che é in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?” (1 Cor. 6:19). Ai Galati: “E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: Abba, Padre” (Gal. 4:6). A Timoteo: “Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tim. 1:14). Giacomo dice: “Ovvero pensate voi che la Scrittura dichiari invano che lo Spirito ch’Egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia?” (Giac. 4:5).

Come potete vedere fratelli, queste Scritture parlano in maniera chiara; in noi abita Dio, Cristo Gesù e lo Spirito Santo. Ma come possiamo comprendere tutto ciò? Non possiamo, possiamo solo accettarlo per fede per ora. O profondità della sapienza e della conoscenza di Dio, quanto imperscrutabili sono le sue opere!

GESÙ CRISTO

La dottrina dei Testimoni di Geova

Russell negava la deità di Gesù Cristo infatti ebbe a dire che Gesù ‘esisteva quale essere spirituale prima che ‘fu fatto’ carne e dimorò tra gli uomini. 2) Sia in quel tempo, che successivamente, Egli fu appropriatamente conosciuto come ‘un dio,’ un potente (…) 3) Egli era non solo l’essere più elevato della creazione di Jehovah, ma anche il primo essere creato’ (Charles Taze Russell, op. cit., pag. 70-71). Ed i Testimoni di Geova, fedeli al loro fondatore in questo, negano anch’essi la deità di Cristo infatti insegnano che Gesù non è Dio ma una creatura di Dio, un dio. Ecco cosa si legge nel loro libro Sia Dio riconosciuto verace: ‘Questi non era Geova Iddio, però ‘esisteva in forma di Dio’. Come? Egli era infatti una persona spirituale, così come ‘Dio è uno spirito’; era una creatura potente, sebbene non onnipotente com’è Geova Dio; precorreva pure tutte le altre creature di Dio perché era il primo figlio creato da Geova Dio (…) ed essendo prima di tutte le altre creature, era un Dio, non però l’Onnipotente Iddio, che è Geova’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 34,35). E in uno dei tanti articoli contro la divinità di Cristo apparsi sulla rivista Torre di Guardia si legge: ‘Pur essendo esistito molto tempo prima di Abraamo, Gesù non è senza principio. A differenza del Padre suo, che è ‘da tempo indefinito a tempo indefinito’ si dice che il Figlio ebbe ‘origine’ (..) Il fatto stesso che Gesù è chiamato il ‘Figlio di Dio’ rivela che fu prodotto dal Padre…’ (La Torre di Guardia, 15 febbraio 1975, pag. 111). Nella sostanza, essi affermano la stessa cosa che affermava l’eretico Ario (280 ca. -336) e cioè che il Figlio di Dio non è coeterno con il Padre ma è anch’egli una creatura di Dio e perciò non può essere Dio. Ario diceva infatti: ‘Non sempre Dio fu padre, non lo fu quando Dio era solo, e non ancora padre: di poi divenne padre. Non sempre vi fu il figlio, imperocchè tutte le cose essendo uscite dal non essere, e tutte le cose che sono essendo divenute, perché create e fatte, anche lo stesso Verbo di Dio uscì dal non essere, e vi fu tempo in cui esso non era, e non era prima che addivenisse, ma ebbe anche esso il principio di sua creazione…’. A sostegno di questa dottrina negante la divinità di Cristo perché ritiene Gesù una creatura di Dio, i Testimoni di Geova prendono prevalentemente questi passi della Scrittura: “L’Eterno mi formò al principio de’ suoi atti….” (Prov. 8:22); “Il quale è… il primogenito d’ogni creatura” (Col. 1:15); “Queste cose dice l’Amen… il principio della creazione di Dio” (Ap. 3:14); “Il Padre è maggiore di me” (Giov. 14:28) [7]. I Testimoni di Geova ritengono che Gesù Cristo prima di venire in questo mondo era l’arcangelo Michele: ‘Michele era il nome del Figlio di Dio prima che lasciasse il cielo per diventare Gesù Cristo e anche dopo che vi tornò’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, Roma 1990, pag. 277-278) [8]. La stessa cosa che riteneva Russell infatti costui disse: ‘Come Capo degli angeli e prossimo al Padre, Egli fu conosciuto come ‘Arcangelo’ (angelo o messaggero superiore), il cui nome, ‘Micael’ significa: ‘Colui che è come Dio’ o ‘il rappresentante di Dio’ (Russell, op. cit., pag. 71). Quindi, secondo loro il Michele che nel libro dell’Apocalisse fu visto combattere in cielo assieme ai suoi angeli contro il diavolo e i suoi angeli è Gesù Cristo. Le ragioni che adducono sono queste: 1) Il nome Michele significa ‘Che è simile a Dio’. Perciò Michele dev’essere uno che ci tiene a rivendicare la sovranità di Geova dimostrando che nessuno è paragonabile a Lui’ 2) Il titolo arcangelo è usato con riferimento a un’unica persona Gesù Cristo infatti Paolo dice di lui che il Signore stesso scenderà dal cielo con potente grido e con voce d’arcangelo.

Per quanto riguarda la nascita verginale di Gesù essi non la negano: ‘Avendo trasferito la sua perfetta, immacolata vita dal cielo nel seno d’una vergine giudea, Gesù nacque come una creatura umana..’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 41). A tale proposito dicono che lo Spirito Santo avrebbe trasferito nel seno di Maria, la forza vitale (che è la capacità di vivere) di Michele [9]. Alla forza vitale poi va aggiunta la memoria di ciò che Michele-Gesù era in cielo. Questi due elementi, forza vitale e memoria, fanno la continuità fra Michele e Gesù. Per i Testimoni di Geova, dato che Egli non era Dio, Gesù sulla terra non aveva due nature, cioè una divina e una umana, perché era solamente un uomo. Come vedremo anche in appresso i Testimoni di Geova insegnano anche che Gesù fu da Dio generato come figlio spirituale al Giordano dopo che fu battezzato da Giovanni nelle acque del fiume; in altre parole, per loro, fu quando lo Spirito Santo scese su di lui che Egli diventò l’Unto di Dio, e il Sommo Sacerdote di Dio. ‘Riconoscendolo come il Suo diletto figliuolo, Iddio lo generò ancora una volta quale suo Figliuolo spirituale invece di Figliuolo umano [10]. Con l’effusione del Suo santo spirito sopra Gesù battezzato (…) Gesù divenne il Messia (…) egli divenne effettivamente Gesù Cristo…’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 40) [11].

Per quanto riguarda la sua opera espiatoria i Testimoni di Geova insegnano che affinché il genere umano potesse essere liberato dalla schiavitù del peccato e riacquistare ciò che di prezioso Adamo perse peccando, era necessario che venisse pagato un prezzo corrispondente, quindi che qualcuno offrisse una vita perfetta senza peccato; e Gesù fece proprio questo quando morì sul palo di tortura, sì perché Gesù non è morto sulla croce, ma su un palo. E quindi coloro che credono in Gesù vengono affrancati dal peccato e ricevono il diritto di vivere eternamente. Ma come vedremo in appresso, non tutti coloro che esercitano fede in Gesù possono essere giustificati (pienamente in questa vita), non tutti possono nascere di nuovo, non tutti possono andare a vivere in cielo con Gesù, perché questo privilegio è riservato solo ad un gruppo di credenti, esattamente 144.000; tutti gli altri sono destinati a vivere eternamente sulla terra come sudditi dei 144.000, ma dopo avere passato per una scuola durante il millennio e dopo avere passato la prova finale alla fine del millennio. Tutte cose che vedremo meglio in appresso, quando parleremo della giustificazione, della nuova nascita e della salvezza, e del millennio.

Veniamo ora alla loro dottrina sulla risurrezione di Gesù perché essa è collegata alla suddetta dottrina sul riscatto pagato da Gesù uomo. Russell scrisse a proposito della risurrezione di Cristo: ‘Egli fu messo a morte come uomo, ma fu risuscitato dai morti come essere-spirito, dell’ordine più elevato della natura divina (…) l’uomo Gesù è morto, morto per sempre’ (Russell, op. cit., serie V, pag. 410,411). In altre parole secondo Russell Gesù non risuscitò con il corpo con il quale era morto ma con lo spirito; del suo corpo si è persa ogni traccia non si sa dove sia! I Testimoni di Geova si attengono a questa dottrina infatti insegnano che Cristo non è risuscitato con il corpo ma solo con lo spirito. Essi affermano: ‘Dopo avere giaciuto tre giorni morto nella tomba, il suo Padre immortale, Geova Iddio, lo risuscitò da morte, non come un Figliuolo umano, ma come un potente, immortale Figlio spirituale…’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 42). E a sostegno di questa dottrina citano le seguenti parole di Pietro: “Essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito” (1 Piet. 3:18). Che fine ha fatto dunque il suo corpo? La risposta è: ‘Nessuno lo sa’. Essi dicono semplicemente che Dio lo fece sparire: ‘Che accadde allora al corpo carnale di Gesù? I discepoli non trovarono forse la tomba vuota? Sì, poiché Dio fece sparire il corpo di Gesù’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, stampato nella Repubblica federale di Germania, 1982, pag. 144) [12]. Ma quale è il motivo per cui i Testimoni di Geova affermano che Cristo non è risuscitato con il corpo con cui era morto? Questa: ‘Cristo non poteva riprendere il suo corpo dopo la risurrezione, perché se l’avesse fatto si sarebbe ripreso il sacrificio offerto a Dio per l’umanità’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 780) [13]. E le sue apparizioni allora? Per quanto riguarda le apparizioni di Cristo i Testimoni di Geova affermano: ‘Durante i quaranta giorni successivi egli si materializzò, come avevano fatto degli angeli prima di lui, per mostrarsi vivente ai suoi discepoli quali testimoni’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 42-43); ‘Per convincere Tommaso che era proprio lui, Gesù usò un corpo con delle ferite. Sembrava proprio un uomo (…) Mentre a Tommaso Gesù apparve con un corpo simile a quello col quale era stato ucciso, nell’apparire ai Suoi seguaci assunse anche corpi diversi’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 145). Come vedremo in appresso, questa dottrina sulla ‘risurrezione’ di Gesù (come essere spirito) è collegata anche alla loro dottrina sul ‘ritorno’ invisibile di Gesù nel 1914. In altre parole, secondo loro, Gesù, essendo uno spirito, non poteva essere visto al suo ritorno avvenuto nel 1914.

Confutazione

I Testimoni di Geova affermano il falso e non si attengono alla verità e noi confuteremo quello che dicono mediante la Parola di Dio, dimostrando che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è Dio (e perciò eterno come il Padre e con il Padre) e non una creatura di Dio che un tempo non esisteva. Lo faremo innanzi tutto facendo alcuni confronti tra delle Scritture dell’Antico Patto e delle Scritture del Nuovo Patto, e poi citando delle parole di Gesù e degli apostoli che attestano la divinità di Cristo. Dopodiché dimostreremo la falsità del loro insegnamento sulla risurrezione di Gesù. Per quanto riguarda la confutazione della loro dottrina sugli effetti che produce l’espiazione di Gesù su coloro che credono in lui vi rimando alla parte dove ho trattato la giustificazione, la nuova nascita e la salvezza; mentre per quella relativa alla loro dottrina sul suo presunto ritorno avvenuto nel 1914, vi rimando alla parte dove ho confutato questo loro ritorno.

Il seguente confronto tra dei passi dell’Antico e del Nuovo Patto attesta che Gesù Cristo è Dio e non una creatura di Dio

-  Dio, sotto l’Antico Patto, disse spesso per bocca dei santi profeti di essere l’unico salvatore esistente in tutto il creato; ecco alcuni di questi passi: “Io, io sono l’Eterno, e fuori di me non v’è salvatore” (Is. 43:11); “Non v’è altro Dio fuori di me, un Dio giusto, e non v’è Salvatore fuori di me” (Is. 45:21); “L’Eterno è il nostro re, egli è colui che ci salva” (Is. 33:22). Ma Dio (Yahweh: Colui che è), oltre a proclamare di essere il solo Salvatore disse che sarebbe venuto a salvare Israele dalle sue iniquità. Isaia infatti disse: “Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: ‘Siate forti, non temete!’ Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi” (Is. 35:4), ed ancora: “Israele sarà salvato dall’Eterno d’una salvezza eterna” (Is. 45:17); e nei Salmi era stato detto: “O Israele, spera nell’Eterno, poiché presso l’Eterno è benignità, e presso di lui è abbondanza di redenzione. Ed egli redimerà Israele da tutte le sue iniquità” (Sal. 130:7-8). Ora, prima che Gesù nascesse un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, il marito di Maria, e tra le altre cose gli disse: “Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matt. 1:21), perciò, siccome che Colui che è potente a salvare è uno solo, e cioè Dio, e che Dio aveva detto che sarebbe stato lui a salvare il suo popolo, Gesù Cristo è Dio. Non vi sono due salvatori ma uno solo secondo quello che insegna la Scrittura, quindi Cristo è Dio, il Salvatore d’Israele. Egli disse in casa di Zaccheo che “il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito” (Luca 19:10), attestando in questa maniera che Lui aveva (e lo ha tuttora) il potere di salvare i perduti; perciò non può non essere Dio.

-  Dio aveva detto anche di essere Colui che redime Gerusalemme e che l’avrebbe redenta mediante la giustizia. Egli disse infatti tramite Isaia: “L’Eterno redime… Gerusalemme” (Is. 52:9), e: “Sion sarà redenta mediante la rettitudine, e quelli che in lei si convertiranno saran redenti mediante la giustizia..” (Is. 1:27), ed ancora: “Ecco, l’Eterno proclama fino agli estremi confini della terra: ‘Dite alla figliuola di Sion: Ecco, la tua salvezza giunge; ecco, egli ha seco il suo salario, e la sua retribuzione lo precede” (Is. 62:11). Questa è la ragione per cui, quando nacque Gesù vi erano coloro che aspettavano la redenzione di Gerusalemme, perché Dio aveva promesso di salvarla. Ora, secondo quello che insegna la Scrittura, il redentore di Gerusalemme è Gesù Cristo, Dio benedetto in eterno; lui è la salvezza di Sion che Dio manifestò nella pienezza dei tempi nel cospetto di tutte le nazioni e che ha posto sul monte Sion. Anna, la profetessa che non “si partiva mai dal tempio, servendo a Dio notte e giorno con digiuni ed orazioni” (Luca 2:37), quando sopraggiunse e vide il bambino Gesù si mise a lodare Dio anche lei e “parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Luca 2:38), perché pure lei credette che Gesù era Colui che avrebbe redento gli abitanti di Gerusalemme dai loro peccati (cioè che egli era la salvezza di Sion promessa da Dio).

-  Davide nei Salmi disse: “L’Eterno è… la mia salvezza” (Sal. 27:1), ed anche: “Egli solo è… la mia salvezza” (Sal. 62:6), quindi lui credeva che Dio era la sua salvezza. Paolo dice ai Corinzi che Cristo Gesù ci è stato fatto da Dio “redenzione” (1 Cor. 1:30), quindi Gesù è la nostra salvezza. Egli quindi è Dio.

-  Dio, il Salvatore del mondo, prima che Gesù venisse in questo mondo, ordinò a tutti gli abitanti del mondo di volgersi a lui per essere salvati secondo che è scritto in Isaia: “Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte, le estremità della terra” (Is. 45:22), ciò significa che Egli aveva ed ha il potere di salvare gli abitanti del mondo. Quando Gesù si manifestò ad Israele disse: “Io non son venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Giov. 12:47). Ma allora quanti salvatori del mondo ci sono? Uno o due? Noi ne conosciamo uno solo che è Cristo Gesù, Dio benedetto in eterno. Il nostro Signore Gesù Cristo é il nostro Dio che è venuto a salvarci! Noi, come quei Samaritani che credettero in lui, “sappiamo che questi é veramente il Salvator del mondo” (Giov. 4:42). A conferma di tutto ciò vi sono le seguenti parole di Pietro: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12). Diletti, Gesù è potente a salvare perché egli è Dio. Egli è Colui che ora è magnificamente ammantato, e che cammina fiero nella grandezza della sua forza, Colui che dice: “Son io, che parlo con giustizia, che son potente a salvare” (Is. 63:1).

-  Dio aveva detto che avrebbe riscattato alcuni dalle mani dell’avversario senza denaro infatti disse: “Poiché così parla l’Eterno: Voi siete stati venduti per nulla, e sarete riscattati senza denaro” (Is. 52:3), e il salmista disse: “Celebrate l’Eterno, poich’egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno! Così dicano i riscattati dall’Eterno, ch’egli ha riscattati dalla mano dell’avversario…” (Sal. 107:1-2). Gesù Cristo ha fatto proprio questo; Egli ci ha riscattati dalla potestà del diavolo avendoci riscattato dalle nostre iniquità con il suo proprio sangue. Paolo dice a Tito che Gesù Cristo “ha dato se stesso per noi affin di riscattarci da ogni iniquità…” (Tito 2:14); ed ai Galati che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi” (Gal. 3:13). Egli quindi è Dio.

-  Dio aveva detto pure che avrebbe consolato il suo popolo infatti Egli disse: “Come un uomo cui sua madre consola, così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme” (Is. 66:13), ed ancora: “L’Eterno sta per consolare Sion, consolerà tutte le sue ruine..” (Is. 51:3). Ma in che maniera li avrebbe consolati? Tramite il suo Unto, perché anche per questo Egli lo avrebbe mandato, per consolare tutti quelli che facevano cordoglio. Gesù ha confermato di essere il Consolatore d’Israele, perché Egli consolò quelli che facevano cordoglio dicendo loro: “Beati voi che ora piangete, perché riderete” (Luca 6:21), ed ancora: “Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati” (Matt. 5:4). Lui stesso affermò di essere il Consolatore mandato da Dio, quando disse ai suoi discepoli, prima di essere arrestato: “Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo…” (Giov. 14:16). Perché parlò di un altro Consolatore? Chi era quello precedente? Era lui, Dio benedetto in eterno, ma siccome che Egli stava per dipartirsi per tornare al Padre, promise che avrebbe mandato loro il Consolatore (l’altro Consolatore) che sarebbe rimasto con loro in perpetuo, cioè lo Spirito della verità che procede dal Padre (cfr. Giov. 16:7).

-  Davide disse a Dio: “Tu sei la mia speranza, o Signore, o Eterno” (Sal. 71:5), e Geremia rivolgendosi sempre a Dio dice: “Speranza d’Israele, o Eterno, tutti quelli che t’abbandonano saranno confusi… perché hanno abbandonato l’Eterno” (Ger. 17:13), e dice che i nemici d’Israele dicevano: “Noi non siamo colpevoli poich’essi han peccato contro l’Eterno, dimora della giustizia, contro l’Eterno, speranza de’ loro padri” (Ger. 50:7). Paolo, che vi ricordo era un Giudeo che sapeva molto bene tutto ciò, chiama Cristo “nostra speranza” (1 Tim. 1:2), quindi lui riteneva che Gesù fosse la speranza di tutti coloro che credevano in lui, Giudei credenti quindi inclusi. Quindi, l’apostolo credeva che egli era Dio.

-  Dio, sotto l’Antico Patto, aveva detto che avrebbe mandato il suo messaggero davanti a lui stesso infatti disse tramite Malachia: “Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me” (Mal. 3:1). Ora, noi sappiamo che queste parole si riferiscono a Giovanni il Battista che Dio mandò davanti al suo Cristo, infatti Gesù disse di Giovanni: “Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto, che preparerà la via dinanzi a te” (Matt. 11:10). Ma se voi notate bene, in Malachia Dio disse che lo avrebbe mandato davanti a se stesso infatti disse: “Egli preparerà la via dinanzi a me”, mentre nella citazione di Malachia fatta da Gesù, Dio dice al suo Unto del suo messaggero: “…Preparerà la via davanti a te”. Quindi anche in questo caso noi giungiamo alla inevitabile conclusione che Gesù Cristo è Dio benedetto in eterno. Zaccaria, il padre di Giovanni, quando profetizzò, disse: “E tu, piccol fanciullo, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti alla faccia del Signore per preparar le sue vie” (Luca 1:76), e secoli prima Isaia aveva detto: “La voce d’uno grida: ‘Preparate nel deserto la via dell’Eterno, appianate ne’ luoghi aridi una strada per il nostro Dio!” (Is. 40:3), quindi siccome che Giovanni fu mandato da Dio davanti a Gesù Cristo a preparargli la via (Giovanni stesso disse: “Io non sono il Cristo; ma sono mandato davanti a lui” [Giov. 3:28]), di conseguenza noi proclamiamo che Gesù Cristo è il nostro Dio.

-  Gesù un giorno disse ai Giudei: “Abramo, vostro padre, ha giubilato nella speranza di vedere il mio giorno; e l’ha veduto, e se n’è rallegrato” (Giov. 8:56), al che i Giudei gli dissero: “Tu non hai ancora cinquant’anni e hai veduto Abramo?” (Giov. 8:57) e “Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58). Ora, noi sappiamo che l’Io sono apparve a Mosè al monte Horeb nella fiamma d’un pruno ardente e gli parlò e lo mandò in Egitto a liberare Israele, ma vediamo ora quando l’Io sono apparve al patriarca Abramo, perché Gesù proclamò di avere visto Abramo e che Abramo aveva veduto il suo giorno e se n’era rallegrato. E’ scritto: “L’Eterno apparve ad Abrahamo alle querce di Mamre, mentre questi sedeva all’ingresso della sua tenda durante il caldo del giorno. Abrahamo alzò gli occhi, ed ecco che scòrse tre uomini, i quali stavano dinanzi a lui….” (Gen. 18:1,2). Notate che la Scrittura dice che Abrahamo vide davanti a sé tre uomini. Proseguendo nella lettura di questa visita che ricevette Abrahamo si noterà che due di questi uomini erano due angeli infatti dopo che tutti e tre gli uomini ebbero mangiato quello che Abrahamo aveva loro messo davanti, la Scrittura prima dice: “E quegli uomini, partitisi di là, s’avviarono verso Sodoma..” (Gen. 18:22), e poco dopo: “Or i due angeli giunsero a Sodoma verso sera…” (Gen. 19:1). Quindi, due di quei tre uomini erano due angeli; ma allora chi era il terzo? Esso era l’Eterno, cioè l’Io sono, infatti la Scrittura dopo avere detto che “l’Eterno apparve ad Abrahamo” dice che, dopo che quei due uomini si partirono da Abrahamo, il patriarca “rimase ancora davanti all’Eterno” (Gen. 18:22). Adesso voglio farvi notare un’altra cosa che giudico importante perché essa conferma che quell’uomo che apparve ad Abrahamo era Dio (il Figlio) prima della sua incarnazione. Dopo che i due angeli presero per la mano Lot, sua moglie e le sue due figliuole e li menarono fuori dalla città di Sodoma, la Scrittura dice che “allora l’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno” (Gen. 19:24). Notate l’espressione: “L’Eterno fece piovere… da parte dell’Eterno”, perché essa conferma che quell’uomo che fece piovere da parte di Dio fuoco e zolfo su Sodoma era Dio, il Figlio.

-  Lo stesso Figlio di Dio che ai giorni di Abramo fece cadere zolfo e fuoco sugli empi, secoli dopo, fece scendere lo Spirito Santo sui suoi discepoli in Gerusalemme sempre da parte di Dio. Egli, quando promise lo Spirito Santo, disse ai suoi: “Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me” (Giov. 15:26); quindi Egli disse che avrebbe fatto scendere lo Spirito su loro da parte del Padre suo. E questo è quello che avvenne il giorno della Pentecoste perché Pietro, quando parlò ai Giudei che si erano radunati nel sentire quel suono somigliante al suono di vento impetuoso che soffia, e che si meravigliavano di sentire parlare dei Galilei in lingue straniere, disse loro: “Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32-33); quindi fu Gesù Cristo dalla destra del Padre a spandere lo Spirito Santo sui discepoli. Ma che cosa è scritto nel libro del profeta Gioele? E’ scritto: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne…” (Atti 2:17; Gioele 2:28); ma qui è Dio che promette di spandere il suo Spirito! Quindi? Quindi Gesù Cristo è Dio!

-  Nel libro dell’Esodo è scritto che quando l’Angelo dell’Eterno apparve a Mosè nella fiamma d’un pruno ardente gli disse: “Io sono l’Iddio di tuo padre, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe” (Es. 3:6). Che Colui che apparve e parlò a Mosè era Dio lo confermò pure Gesù quando disse ai Sadducei: “Quanto poi ai morti ed alla loro risurrezione, non avete voi letto nel libro di Mosè, nel passo del pruno, come Dio gli parlò dicendo: Io sono l’Iddio d’Abramo e l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe?” (Mar. 12:26). Ora, sempre nel passo del pruno, come lo ha chiamato il Signore, è scritto che Dio disse a Mosè: “Io sono quegli che sono” (Es. 3:14), ed anche: “Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi” (Es. 3:14). Con queste parole Dio ha proclamato di essere ab eterno e in eterno. Nel Vangelo scritto da Giovanni è scritto che Gesù disse ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58), facendosi così uguale a Dio perché solo Dio può dire di essere Colui che é. Anche questo confronto di Scritture conferma che Cristo Gesù è Dio e non un dio. Vorrei che notaste che i Giudei quando sentirono proferire queste parole a Gesù presero delle pietre per lapidarlo per bestemmia perché così dicendo, secondo loro, egli toglieva all’invisibile ed eterno Iddio l’onore che gli appartiene. Essi non presero delle pietre per lapidarlo quando poco prima Gesù aveva detto loro: “Abramo, vostro padre, ha giubilato nella speranza di vedere il mio giorno; e l’ha veduto, e se n’é rallegrato” (Giov. 8:56) (confermando la sua preesistenza), tanto è vero che a questa affermazione di Gesù essi gli dissero: “Tu non hai ancora cinquant’anni e hai veduto Abramo?” (Giov. 8:57) (rimanendo meravigliati ma non indignati perché secondo loro in questo caso egli non aveva bestemmiato contro Dio), ma essi presero delle pietre per lapidarlo quando lui parlò in modo da farsi uguale a Dio. Ma d’altronde Gesù disse il vero e non mentì dicendo di esistere da sempre; però i Giudei non lo credettero, e perciò cercarono di ucciderlo.

-  Nel libro del Deuteronomio è scritto che Mosè disse al popolo d’Israele: “L’Eterno, il vostro Dio, è l’Iddio degli dèi, il Signor dei signori” (Deut. 10:17); le parole “Signore dei signori” qui si riferiscono a Dio Padre. Anche Paolo ha confermato che Dio Padre è il Signore dei signori quando dice a Timoteo che l’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo “sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signor dei signori, il quale solo possiede l’immortalità ed abita una luce inaccessibile; il quale nessun uomo ha veduto né può vedere; al quale siano onore e potenza eterna. Amen” (1 Tim. 6:15-16). Nel libro dell’Apocalisse questo nome viene dato al Signore Gesù infatti è scritto: “Costoro guerreggeranno contro l’Agnello, e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signor dei signori e il Re dei re” (Ap. 17:14), ed ancora: “E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re, Signor dei signori” (Ap. 19:16). Ora, come potete vedere il Figlio porta lo stesso nome del Padre e quindi egli é Dio.

-  Nei Salmi Davide disse per lo Spirito: “Coll’aiuto di Dio, io loderò la sua parola” (Sal. 56:4 Diod.), e siccome in un altro luogo dice anche: “Io loderò l’Eterno finché vivrò” (Sal. 146:2), di conseguenza lui credeva che la Parola di Dio era Dio, altrimenti non l’avrebbe lodata. Ora, noi sappiamo che Cristo Gesù è la Parola di Dio che è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo in mezzo agli uomini: il suo nome, come dice Giovanni, “è la Parola di Dio” (Ap. 19:13), e noi facciamo bene nel lodare e glorificare la Parola di Dio perché è Dio, e perché altri prima di noi lo hanno fatto secondo che è scritto: “E i Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la parola di Dio” (Atti 13:48). Non è questa un’altra chiara prova che Gesù Cristo è Dio?

-  Nei Salmi è scritto: “O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà. Chi è questo Re di gloria? E’ l’Eterno degli eserciti; egli è il Re di gloria” (Sal. 24:9-10). Paolo dice ai Corinzi che se i principi di questo secolo avessero conosciuto la sapienza misteriosa ed occulta di Dio “non avrebbero crocifisso il Signor della gloria” (1 Cor. 2:8), quindi Cristo Gesù è il Re di gloria, l’Eterno degli Eserciti; in altre parole Egli è Dio.

-  Il profeta Zaccaria disse: “E l’Eterno mi disse: Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo al quale m’hanno stimato! E io presi i trenta sicli d’argento, e li gettai nella casa dell’Eterno per il vasaio” (Zacc. 11:13). Come potete vedere, nelle parole del profeta, Dio dice di essere stato stimato trenta sicli d’argento. Nel Vangelo scritto da Matteo troviamo scritto che quando Giuda andò dai capi sacerdoti disse loro: “Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli d’argento” (Matt. 26:15). In questo caso è detto che Gesù fu stimato trenta sicli d’argento. In seguito, dopo che Giuda glielo dette nelle mani, Giuda prese i trenta sicli d’argento e li riportò ai capi sacerdoti e agli anziani i quali “presero i trenta sicli d’argento, prezzo di colui ch’era stato messo a prezzo, messo a prezzo dai figliuoli d’Israele; e li dettero per il campo del vasaio..” (Matt. 27:9-10). Anche da questo confronto scritturale emerge che Gesù Cristo è Dio.

-  Il profeta Zaccaria disse: “L’Eterno, il mio Dio, verrà, e tutti i suoi santi con lui” (Zacc. 14:5). L’apostolo Paolo dice ai Tessalonicesi: “Il Signor nostro Gesù verrà con tutti i suoi santi” (1 Tess. 3:13); anche Paolo avrebbe potuto dire come Zaccaria: “Il mio Dio, verrà, e tutti i suoi santi con lui”, ma disse una cosa leggermente diversa perché invece di dire: “Il mio Dio”, in questa occasione disse: “Il Signore nostro Gesù”. Ma nella sostanza le cose non cambiano perché l’Iddio di Zaccaria che verrà con tutti i suoi santi è Cristo Gesù. Amen. Paolo ha confermato che Gesù Cristo è il nostro Iddio che verrà dal cielo con tutti i suoi santi quando disse a Tito: “Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù” (Tito 2:13). Anche le parole di Paolo confrontate con quelle di Zaccaria confermano in maniera inequivocabile che Gesù Cristo è Dio e non un dio come dicono invece i bugiardi.

-  Isaia disse: “Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore, l’Eterno, viene con potenza” (Is. 40:9-10); quindi secondo le parole di Isaia il nostro Dio verrà con potenza. Ora, confrontando le suddette parole del profeta con queste parole di Gesù: “E allora vedranno il Figliuol dell’uomo venir sopra le nuvole con potenza e gran gloria” (Luca 21:27), e queste di Giovanni: “Ecco, egli viene colle nuvole; ed ogni occhio lo vedrà…” (Ap. 1:7), si comprende che Gesù Cristo è il nostro Dio che viene con potenza. Se poi si esaminano le seguenti parole dette dal Signore Gesù a Giovanni: “Io son l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Iddio che è, che era e che viene, l’Onnipotente” (Ap. 1:8), si noterà che Colui che viene si definisce l’Alfa e l’Omega e l’Onnipotente; e perciò anche questa è una conferma che Gesù Cristo, il quale deve venire, è Dio.

-  Dio disse tramite il profeta Isaia: “Ogni ginocchio si piegherà davanti a me” (Is. 45:23). L’apostolo Paolo parlando di Gesù dice: “Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al disopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra…” (Fil. 2:9-10); quindi Gesù Cristo è Dio perché è davanti a lui che si devono piegare tutte le ginocchia.

-  Il profeta Isaia predisse che Dio stesso avrebbe pasciuto il suo gregge infatti disse: “Dì alle città di Giuda: ‘Ecco il vostro Dio!… Come un pastore, egli pascerà il suo gregge; raccoglierà gli agnelli in braccio, se li torrà in seno, e condurrà pian piano le pecore che allattano” (Is. 40:9,11). Come potete vedere queste parole si riferiscono a Dio, e mettendole a confronto con queste altre parole che disse Michea a proposito del Cristo: “Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per esser fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni… Egli starà là e pascerà il suo gregge colla forza dell’Eterno, colla maestà del nome dell’Eterno, del suo Dio” (Mich. 5:1,3), si può notare che in ambedue le predizioni vi è l’espressione: “Egli pascerà il suo gregge”. Ma mentre in Isaia è detto che Dio avrebbe pasciuto il suo gregge, in Michea è detto che lo avrebbe pasciuto Colui che sarebbe nato in Betleem. Ora, noi sappiamo che Gesù che è chiamato Cristo, benché esistesse da sempre avanti la fondazione del mondo, è nato secondo la carne in Betleem, e che lui è il buon pastore che pasce il gregge di Dio perché egli ha detto: “Io sono il buon pastore” (Giov. 10:11), e Pietro lo chiama il Pastore e Vescovo delle anime nostre (cfr. 1 Piet. 2:25) ed anche “il sommo Pastore” (1 Piet. 5:4); quindi Egli è Dio.

-  In Isaia leggiamo: “Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere…” (Is. 59:18), e nel libro dei Proverbi: “E non renderà egli a ciascuno secondo le opere sue?” (Prov. 24:12). Queste parole si riferiscono a Dio. Gesù ha detto: “Il Figliuol dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, ed allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua” (Matt. 16:27) ed anche che tutte le chiese conosceranno che lui è colui che darà “a ciascun di voi secondo le opere vostre” (Ap. 2:23). Ancora una volta, il risultato evidente che scaturisce da questo confronto tra passi dell’Antico e passi del Nuovo Patto è che Gesù Cristo è Dio.

-  Nel libro del profeta Isaia troviamo scritto: “L’Eterno degli Eserciti, quello, santificate! Sia lui quello che temete e paventate! Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele…” (Is. 8:13-14). Quindi, secondo il profeta, Dio sarebbe stato una pietra d’intoppo per il popolo d’Israele. L’apostolo Pietro nella sua prima epistola dice riferendosi a Cristo che per gli increduli la pietra angolare eletta e preziosa (cioè Cristo) è “una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo; essi, infatti, essendo disubbidienti, intoppano nella Parola…” (1 Piet. 2:7-8). Da questo confronto emerge che Cristo Gesù, essendo la pietra d’intoppo in cui hanno intoppato gli increduli per decreto divino, è Dio. Notate infatti che in Isaia è detto che gli Israeliti avrebbero intoppato nell’Eterno degli Eserciti, e in Pietro che gli increduli intoppano nella Parola. Quindi la Parola è Dio, l’Eterno degli eserciti, e di conseguenza, dato che Cristo è la Parola fatta carne, Cristo è Dio, e non un dio.

-  Nei Salmi è scritto: “I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno…” (Sal. 33:6), e siccome che Gesù Cristo è la Parola di Dio fattasi carne (“E la Parola è stata fatta carne” [Giov. 1:14]), tanto è vero che il suo nome è la Parola di Dio, egli non può essere un dio inferiore al grande Iddio perché in un altro luogo è scritto che “Nel principio Iddio creò i cieli…” (Gen. 1:1). In altre parole, siccome che la creazione dei cieli viene attribuita sia a Dio che alla Parola di Dio, questa è Dio: e siccome Gesù è la Parola di Dio, egli è Dio.

-  Nei Salmi è scritto: “Io ho detto: Dio mio, non mi portar via nel mezzo dei miei giorni; i tuoi anni durano per ogni età. Tu fondasti ab antico la terra, e i cieli son l’opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si logoreranno come un vestito; tu li muterai come una veste e saranno mutati. Ma tu sei sempre lo stesso, e gli anni tuoi non avranno mai fine” (Sal. 102:24-27). Queste parole (da “Tu fondasti ab antico la terra…” in poi) nella lettera agli Ebrei vengono applicate dallo scrittore al Figliuolo di Dio perché prima di citarle è detto: “Dice del Figliuolo” (Ebr. 1:8) e poi: “Tu, Signore, nel principio, fondasti la terra…” (Ebr. 1:10). Ora, dato che sappiamo che colui che nel principio creò i cieli e la terra è Dio di conseguenza il Figliuolo é Dio. Ma oltre a questo notate che nel Salmo il salmista prima dice: “Dio mio” (Sal. 102:24) e poi: “Tu fondasti ab antico la terra…” (Sal. 102:25), il che conferma che Gesù Cristo, il Figlio del Padre, è Dio. Vi ricordate che cosa disse Toma a Gesù quando questi apparve anche a lui? Non gli disse forse: “Signor mio e Dio mio” (Giov. 20:28) [14]? Notate perciò come le parole del salmista rivolte al Figliuolo sono le stesse che Toma rivolse a Gesù Cristo dopo che questi risuscitò dai morti: “Dio mio”.

-  Nel centodiciannovesimo Salmo è scritto in riferimento a Dio il Creatore di tutte le cose: “La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai fondato la terra ed essa sussiste. Tutto sussiste anche oggi secondo i tuoi ordini, perché ogni cosa è al tuo servigio” (Sal. 119:90-91). Ora, abbiamo visto dal precedente confronto che le parole “tu hai fondato la terra” che si riferiscono a Dio si riferiscono anche al Figlio; ora vediamo come anche le parole “tutto sussiste anche oggi secondo i tuoi ordini” che si riferiscono a Dio si riferiscono anche al Figliuolo. L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Colossesi dice del Figliuolo: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui; ed egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui” (Col. 1:16-17), e lo scrittore agli Ebrei conferma ciò dicendo che Dio ha creato i mondi mediante il suo Figliuolo “il quale, essendo lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza e sostenendo tutte le cose con la parola della sua potenza, quand’ebbe fatta la purificazione dei peccati, si pose a sedere alla destra della Maestà ne’ luoghi altissimi” (Ebr. 1:3). Quindi sia nella lettera ai Colossesi che in quella agli Ebrei è detto che il Figliuolo sostiene tutte le cose, il che equivale a dire come è scritto nei Salmi che tutte le cose sussistono agli ordini del Figliuolo di Dio. Ora, se Egli non fosse l’Onnipotente Dio come potrebbe sostenere tutte le cose? Certamente non potrebbe, ma appunto perché Egli é l’Onnipotente Dio può farlo.

-  Nei Salmi è detto: “Tu sei salito in alto, hai menato in cattività dei prigioni, hai preso doni dagli uomini, anche dai ribelli, per far quivi la tua dimora, o Eterno Iddio” (Sal. 68:18). Nella lettera agli Efesini Paolo applica queste parole a Cristo infatti dice: “Or questo è salito che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al disopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa” (Ef. 4:9-10). Quindi, Cristo, dato che è colui che salito in alto ha menato in cattività i prigioni, è Dio.

-  Dio disse tramite Isaia: “Io ho fatto sparire le tue trasgressioni come una densa nube, e i tuoi peccati, come una nuvola..” (Is. 44:22). Ma non disse forse Giovanni di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giov. 1:29)? Quindi, siccome è stato Gesù a fare sparire tutti i nostri vecchi peccati come una nuvola, Egli è Dio.

-  Nei Salmi Davide dice: “Egli è quel che ti perdona tutte le tue iniquità” (Sal. 103:3), ed anche: “Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno; e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato” (Sal. 32:5). Quindi è solo Dio che può perdonare all’uomo i suoi peccati; solo lui può rimettergli i suoi peccati. Marco dice che Gesù disse a quell’uomo paralitico portato da quattro: “Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi” (Mar. 2:5). Al che alcuni degli scribi che erano lì presenti ragionarono in cuore loro dicendo: “Perché parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo, cioè Dio?” (Mar. 2:7). Ma Gesù conosciuti i loro pensieri disse loro: “Perché fate voi cotesti ragionamenti ne’ vostri cuori? Che è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi, oppur dirgli: Lèvati, togli il tuo lettuccio e cammina? Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua” (Mar. 2:8-11). Come potete vedere Gesù Cristo aveva il potere di rimettere i peccati. Perciò Gesù non poteva non essere Dio oltre che uomo. Se lui fosse stato solo un uomo allora sì che avrebbe bestemmiato, ma il fatto è che Egli era, oltre che vero uomo, anche vero Dio e perciò aveva il potere di rimettere i peccati agli uomini. Ancora oggi Cristo Gesù rimette i peccati a coloro che credono in lui perché Egli é Dio.

-  Il profeta Geremia disse: “Ma l’Eterno è il vero Dio, egli é l’Iddio vivente, e il re eterno” (Ger. 10:10). Giovanni nella sua prima epistola dice: “E noi siamo in Colui che è il vero Dio, nel suo Figliuolo Gesù Cristo. Quello è il vero Dio e la vita eterna” (1 Giov. 5:20). Ora, noi sappiamo che c’é un solo vero Dio; questo lo attestò pure il Figliuolo di Dio nei giorni della sua carne quando rivolgendosi al Padre suo disse: “E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giov. 17:3); quindi come è possibile che Giovanni chiami Gesù Cristo “il solo vero Dio”? Per certo non ci possono essere due veri Dii perché questo contrasterebbe la verità; quindi il fatto che Giovanni abbia chiamato il Figliuolo il solo vero Dio conferma che Egli é Dio. Il Padre e il Figliuolo sono uno.

-  Dio disse tramite il profeta Geremia: “Il cuore è ingannevole più d’ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi lo conoscerà? – Io, l’Eterno, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni” (Ger. 17:9-10). Gesù Cristo disse all’angelo della chiesa di Tiatiri: “Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa. E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io son colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascun di voi secondo le opere vostre” (Ap. 2:22-23). Quindi Gesù, essendo Colui che investiga il cuore e mette alla prova le reni e retribuisce ciascuno secondo le sue opere, é Dio perché possiede le stesse caratteristiche che Dio tramite il profeta disse di avere.

-  Il profeta Geremia disse: “Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia è l’Eterno!” (Ger. 17:7). Non è la sola citazione dell’Antico Testamento che proclama la benedizione di coloro che hanno fede in Dio; ma voglio citare solo questa. Ora, noi siamo tutti figliuoli di Dio perché crediamo in Cristo Gesù secondo che è scritto: “Siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù” (Gal. 3:26), e siamo benedetti secondo che è scritto: “Talché coloro che hanno la fede, sono benedetti col credente Abramo” (Gal. 3:9); quindi Gesù è Dio e non solo un uomo perché se noi avessimo riposto la nostra fiducia solo in un uomo per certo non saremmo benedetti. Noi non saremmo benedetti se avessimo riposto la nostra fiducia solo in un uomo perché Geremia disse anche: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” (Ger. 17:5). Ecco perché Gesù poté dire ai suoi discepoli: “Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me” (Giov. 14:1), perché Egli era Dio assieme al Padre. Pensate voi che se Gesù fosse stato solo un uomo avrebbe mai detto ai suoi discepoli di riporre la loro fiducia anche in lui? No, perché in tale caso invece che renderli benedetti li avrebbe resi maledetti. Ma proprio perché egli era Dio poté ordinare loro di avere fiducia anche in Lui oltre che in Dio Padre.

-  Il profeta Isaia disse del Cristo: “Ecco, la vergine concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele..” (Is. 7:14) ed anche: “Poiché un fanciullo ci è nato, un figliuolo ci é stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” (Is. 9:5). Ora, noi sappiamo che Gesù è il fanciullo che nacque a Betlemme da una donna vergine di nome Maria (cfr. Matt. 1:18-25; Luca 1:26-38; 2:1-7), e sempre Lui è il Figliuolo che ci è stato dato perché quale Figliuolo di Dio egli era presso il Padre suo avanti la fondazione del mondo e nella pienezza dei tempi Dio l’ha dato per le nostre trasgressioni (cfr. Giov. 3:16; Gal. 4:4). Fu detto che l’imperio sarebbe riposato sulle sue spalle quindi che lui sarebbe stato a capo del regno e questo si è adempiuto perché il regno è stato dato a Cristo Gesù. Le seguenti parole di Gesù ai suoi discepoli confermano ciò: “Io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me” (Luca 22:29), e: “Ogni potestà m’é stata data in cielo e sulla terra” (Matt. 28:18). Anche l’apostolo Paolo conferma che il regno di Dio è di Cristo Gesù quando dice agli Efesini: “Poiché voi sapete molto bene che niun fornicatore o impuro, o avaro (che è un idolatra), ha eredità nel regno di Cristo e di Dio” (Ef. 5:5); e Pietro fa lo stesso quando dice: “Facendo queste cose, non inciamperete giammai, poiché così vi sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Piet. 1:10-11); quindi siccome noi sappiamo che c’é un solo regno celeste che è di Dio e sul quale regna solo Dio (secondo che é scritto: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giov. 3:5), ed altrove: “All’Eterno appartiene il regno” [Sal. 22:28]), e gli apostoli dicono che esso è di Cristo Gesù, Cristo è Dio. D’altronde non disse forse Gesù: “Tutte le cose che ha il Padre, son mie” (Giov. 16:15)? Se poi esaminiamo i nomi con i quali Isaia disse sarebbe stato chiamato il Cristo allora vedremo che essi sono propri di Dio e di nessun altro.

Emmanuele che interpretato vuole dire ‘Iddio con noi’. Nei Salmi è detto: “L’Eterno degli eserciti è con noi” (Sal. 46:11), e siccome che solo Dio può dire di essere con tutti noi figliuoli di Dio che ci troviamo ai quattro canti della terra perché Egli é onnipresente e Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matt. 28:20), egli non può non essere Dio, perché altrimenti non avrebbe potuto dire di essere sempre con noi.

Consigliere ammirabile. Ora, nei Salmi è scritto che Dio disse a Davide: “Io ti consiglierò” (Sal. 32:8), e Davide stesso nel sedicesimo salmo disse: “Io benedirò l’Eterno che mi consiglia” (Sal. 16:7); quindi Dio era il consigliere di Davide. Del fanciullo che sarebbe nato fu detto che sarebbe chiamato Consigliere, e difatti Cristo Gesù è il nostro Consigliere. A conferma di ciò sottopongo alla vostra attenzione le seguenti parole che il Figlio di Dio rivolse all’angelo della chiesa di Laodicea: “Poiché tu dici: Io son ricco, e mi sono arricchito, e non ho bisogno di nulla, e non sai che tu sei infelice fra tutti, e miserabile e povero e cieco e nudo, io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca; e delle vesti bianche, affinché tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungertene gli occhi, affinché tu vegga” (Ap. 3:17-18). Come potete vedere da voi stessi Gesù Cristo consigliò all’angelo della chiesa di Laodicea di fare alcune cose per il bene dell’anima sua; quindi questo conferma che Egli è il Consigliere della Chiesa di Dio; egli è l’Iddio che ci consiglia e perciò ciascuno di noi può dire: ‘Io benedirò Cristo Gesù, il Signore che mi consiglia’.

Dio potente. Sotto l’Antico Patto Geremia chiamò così il Creatore di tutte le cose infatti gli disse: “Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e col tuo braccio disteso; non v’é nulla di troppo difficile per te; tu usi benignità verso mille generazioni, e retribuisci l’iniquità dei padri in seno ai figliuoli, dopo di loro; tu sei l’Iddio grande, potente, il cui nome è l’Eterno degli eserciti” (Ger. 32:17-18). Anche Isaia chiamò così Dio quando disse: “Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà all’Iddio potente” (Is. 10:21). Quindi siccome che non vi possono essere due dii che si possano chiamare ambedue ‘Dio potente’ perché c’è un solo Dio potente, Cristo Gesù, Colui che nacque da Maria a Betlemme, è Dio. Egli mentre era sulla terra lo ha dimostrato ampiamente di essere l’Iddio potente, e tuttora lo sta dimostrando perché salva, guarisce, battezza con lo Spirito Santo, e opera potentemente in noi ciò che è gradito nel cospetto di Dio secondo che dice Paolo ai Corinzi: “Cristo che verso voi non è debole, ma è potente in voi” (2 Cor. 13:3).

Padre eterno. Nessuna creatura avrebbe potuto portare un simile nome perché esso s’addice solo a Dio. Gesù è chiamato Padre eterno perché egli quale Figlio di Dio è eterno, cioè senza inizio di giorni e senza fine di vita, e poi perché noi credenti essendo stati generati da Lui gli veniamo figliuoli. Ricordatevi a tale proposito che Gesù chiamò i suoi discepoli non solo fratelli ma anche figliuoletti (“Figliuoli, avete voi del pesce?” (Giov. 21:5), e: “Figliuoletti, è per poco che sono ancora con voi” (Giov. 13:33). Il profeta aveva detto di lui: “Egli sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per la casa di Giuda” (Is. 22:21), ed in verità Egli lo è un padre per tutti noi. Badate che con questo non vogliamo dire che Cristo Gesù è il Padre perché in tale caso negheremmo l’esistenza della prima persona della Trinità, cioè del Padre, ma solo che egli è un padre per tutti noi.

Principe della pace. Chi è colui che dà la pace? Dio, secondo che è scritto in Isaia: “O Eterno, tu ci darai la pace” (Is. 26:12); e per questo Egli è chiamato “l’Iddio della pace” (Rom. 16:20). Ma Isaia disse del fanciullo che sarebbe nato dalla vergine che sarebbe stato chiamato Principe della pace, quindi anche lui avrebbe dato la pace. E questo fece Gesù, infatti disse ai suoi discepoli: “Io vi lascio pace; vi do la mia pace” (Giov. 14:27). Quindi, siccome che solo Dio può dare pace all’anima afflitta e Isaia disse che Egli ci avrebbe dato la pace, Gesù Cristo è Dio.

-  Dio disse tramite Isaia: “Io sono l’Eterno; tale è il mio nome; e io non darò la mia gloria ad un altro, né la lode che m’appartiene, agl’idoli” (Is. 42:8). Gesù, prima di essere arrestato, nella preghiera che fece al Padre suo disse: “Ed ora, o Padre, glorificami tu presso te stesso della gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse” (Giov. 17:5); questo lo disse perché egli voleva che il Padre gli restituisse quella gloria di cui Lui, quale Figlio di Dio coeterno col Padre, si era privato per un breve tempo assumendo la forma di un servo e divenendo simile agli uomini per morire sulla croce annoverato tra i malfattori. Più avanti nella preghiera Gesù disse anche: “Padre, io voglio che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati, affinché veggano la mia gloria che tu m’hai data; poiché tu m’hai amato avanti la fondazione del mondo” (Giov. 17:24); quindi da ciò si comprende che Dio ha dato la sua gloria al suo Figliuolo, e siccome che la gloria appartiene solo a Dio (secondo che è scritto: “A te appartengono il regno, la potenza e la gloria, in sempiterno. Amen” [Matt. 6:13]) si deduce che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è l’Iddio a cui appartiene la gloria. L’Agnello è ora circondato di gloria in cielo; Giovanni nel libro della Rivelazione dice tra le altre cose: “E vidi, e udii una voce di molti angeli attorno al trono e alle creature viventi e agli anziani; e il numero loro era di miriadi di miriadi, e di migliaia di migliaia, che dicevano con gran voce: Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione” (Ap. 5:11-12); e siccome che poco prima egli aveva visto i ventiquattro anziani prostrarsi davanti a Dio Padre che era seduto sul trono ed adorarlo dicendo: “Degno sei, o Signore e Iddio nostro, di ricever la gloria e l’onore e la potenza…” (Ap. 4:11), e tra le cose che anche l’Agnello è degno di ricevere al pari di Dio ci sono pure la gloria, l’onore e la potenza si deve affermare che Gesù é Dio benedetto in eterno.

-  Dio disse tramite Isaia: “Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non v’è Dio” (Is. 44:6). Gesù, quando apparve a Giovanni sull’isola di Patmo, gli disse: “Non temere; io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente…” (Ap. 1:17-18); quindi, dato che non ci sono ‘due primi e due ultimi’ Gesù Cristo è Dio. Gesù non disse di essere il secondo (in questo caso sarebbe stato come dire che egli era stato creato avanti la fondazione del mondo), ma disse di essere il primo, facendosi così uguale a Dio suo Padre. Presunzione forse? Per tutti noi che lo abbiamo conosciuto no, perché Egli in verità è il solo vero Dio che é ab eterno in eterno. “In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Col. 2:9), come dice Paolo ai Colossesi, e per questo Egli è degno di essere adorato da noi che siamo sulla terra e dagli angeli che sono in cielo (secondo che è scritto: “Tutti gli angeli di Dio l’adorino” [Ebr. 1:6]). Quando Gesù risuscitò dai morti avvenne che sia le donne che lo videro e sia gli undici discepoli lo adorarono; ora, se egli fosse stato un angelo o un’altra creatura di Dio, certamente li avrebbe ammoniti dicendo loro: ‘Guardatevi dal farlo, adorate Iddio’, ma Egli accettò la loro adorazione perché ne era degno, essendo il loro Dio. Ma Egli è pure il nostro Dio, per questo noi gli rendiamo la lode e la gloria; Egli è chiamato Emmanuele che significa “Iddio con noi” ed è veramente sempre con noi; Egli è chiamato Consigliere perché ci consiglia del continuo; il suo nome è Ammirabile (Meraviglioso) perché egli è l’Iddio che fa meraviglie; Egli è chiamato Dio potente perché possiede il potere di compiere qualsiasi cosa che chiediamo nel suo nome; Egli è chiamato Padre eterno e noi siamo i suoi figliuoletti che ha generati. Di lui voglio parlare, il suo nome voglio cantare, il suo nome voglio esaltare perché mi ha amato e ha dato se stesso anche per me. Al nostro grande Iddio e Salvatore Gesù Cristo sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Ulteriori prove scritturali che confermano la divinità di Gesù Cristo

-  Giovanni dice: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa é stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta…. E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità” (Giov. 1:1-3;14). E siccome è detto chiaramente che la Parola era Dio e che la Parola è stata fatta carne, noi dichiariamo che Dio è stato manifestato in carne nella persona di Cristo Gesù. Le seguenti parole scritte nei Salmi: “I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno” (Sal. 33:6), confermano ciò che Giovanni ha detto (“La Parola era Dio” [Giov. 1:1]) perché noi sappiamo che i cieli sono stati fatti da Dio secondo che è scritto: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra” (Gen. 1:1); perciò se la Parola di Dio non fosse stata Dio essa non avrebbe potuto creare i cieli.

-  Giovanni il Battista disse: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna” (Giov. 3:36), perciò tutti coloro che credono in Cristo Gesù hanno la vita eterna. Gesù invece ha detto: “In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24), facendo capire che per ricevere la vita eterna bisogna credere in Dio. Ma allora qualcuno dirà: ‘In chi bisogna credere per avere la vita eterna? In Cristo Gesù perché Egli è Dio assieme al Padre e ci ha riferito le parole del Padre suo e perché colui che crede in lui automaticamente crede in Dio che lo ha mandato perché Gesù disse: “Chi crede in me, crede non in me, ma in Colui che mi ha mandato” (Giov. 12:44).

-  Gesù disse: “Io ed il Padre siamo uno” (Giov. 10:30). Non è forse chiaro il significato di queste parole dette da Gesù? Lui ed il Padre benché siano due persone distinte sono Dio [15]. I Testimoni di Geova dicono invece che queste parole significano solo che il Figliuolo ed il Padre sono uno nell’accordo e nel proposito. Ma noi diciamo: ‘Se fosse solo questo il significato delle parole di Gesù perché i Giudei subito dopo che egli le pronunziò presero delle pietre per lapidarlo?’ Non è forse un’altra, e precisamente perché egli si faceva uguale a Dio, la ragione per cui essi presero delle pietre per lapidarlo? Sì, infatti è scritto che i Giudei gli dissero: “Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” (Giov. 10:33). Il fatto di dichiararsi solo d’accordo con Dio non avrebbe scatenato l’ira di quei Giudei increduli.

-  Gesù rispose a quell’uomo che lo aveva chiamato “Maestro buono” (Mar. 10:17): “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio” (Mar. 10:18). Ora, qualcuno dirà: ‘Perché prendere questo passo per attestare che Gesù è Dio? Per questo motivo, perché Gesù non rifiutò di essere chiamato buono, ma chiese solo a quell’uomo perché lo chiamasse buono dato che solo Dio è buono. E quindi, dato che Dio solo è buono il Maestro è Dio, perché Egli è buono. Se Gesù non fosse stato buono certamente avrebbe detto a quell’uomo di chiamare buono solo Dio, e perciò implicitamente si sarebbe dichiarato solo un uomo. Ma proprio perché Egli era una stessa cosa con Dio Padre, Egli era buono. Quindi, noi facciamo bene a chiamarlo Maestro buono, perché Egli è Dio.

-  Paolo disse di Gesù Cristo ai Colossesi che “in lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza” (Col. 1:19). Ed è proprio in virtù del fatto che in Cristo abitò tutta la pienezza della Divinità che noi abbiamo potuto ricevere da lui grazia sopra grazia infatti Giovanni dice: “E’ della sua pienezza che noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia sopra grazia” (Giov. 1:16). In altre parole noi non avremmo potuto ricevere da Cristo né la salvezza, né la vita, né la pace e nessun altra benedizione se in Lui non avesse dimorato la pienezza della Deità, ovvero se Egli non fosse stato Dio.

-  L’apostolo Paolo disse ai Romani: “Dai quali (dagli Israeliti) è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen” (Rom. 9:5). Quindi Cristo Gesù, benché fu trovato nell’esteriore come un uomo, é l’Iddio che è benedetto per l’eternità.

-  Paolo dice a Tito: “Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù…” (Tito 2:13). Ora, il profeta Daniele chiamò Dio “il grande Iddio”, infatti dopo che parlò al re Nebucadnetsar gli disse: “Il grande Iddio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d’ora innanzi” (Dan. 2:45); Geremia fece lo stesso infatti disse: “Tu sei l’Iddio grande” (Ger. 32:18); Davide riconobbe che solo Dio è grande quando disse: “Sì, io conosco che l’Eterno è grande” (Sal. 135:5); quindi se Paolo ha chiamato Gesù “il nostro grande Iddio” significa che lui credeva fermamente che Cristo è Dio. Se Gesù non fosse stato Dio, e perciò se egli non fosse stato uguale a Dio, Paolo non lo avrebbe giammai chiamato “il nostro grande Iddio”, perché in tale modo avrebbe definito una creatura Dio, rendendosi colpevole di idolatria. Ricordatevi che Paolo era un Giudeo di nascita che sapeva molto bene che Dio aveva detto: “Non avere altri dii nel mio cospetto” (Es. 20:3), e perciò non si sarebbe mai permesso, se Gesù Cristo fosse stato solo un uomo, di chiamarlo “il nostro grande Iddio”. Anche il fatto che Paolo abbia chiamato Gesù Cristo “il nostro Salvatore” mostra che Egli credeva che Egli era Dio. Egli sapeva che Dio aveva detto tramite Isaia: “Non v’é Salvatore fuori di me” (Is. 45:21), eppure Egli non chiamò “nostro Salvatore” solo Dio Padre (in Tito dice: “La predicazione che è stata a me affidata per mandato di Dio, nostro Salvatore” [Tito 1:3], e a Timoteo dice: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comandamento di Dio nostro Salvatore” [1 Tim. 1:1], e: “Abbiamo posto la nostra speranza nell’Iddio vivente, che é il Salvatore di tutti gli uomini, principalmente dei credenti” [1 Tim. 4:10]) ma anche il suo Figliuolo Gesù Cristo secondo che è scritto in Tito: “Grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro Salvatore” (Tito 1:4).

-  L’apostolo Pietro ha chiamato anche lui Gesù Cristo “il nostro Dio e Salvatore”, infatti all’inizio della sua seconda epistola è scritto: “Simon Pietro, servitore e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo” (2 Piet. 1:1). Anche lui come Paolo sapeva che esiste solo un Dio ed un solo Salvatore ma chiamò il Cristo che lui aveva conosciuto anche nei giorni della sua carne “nostro Dio e Salvatore”, perché Egli lo è.

-  Nel libro degli Atti degli apostoli tra le parole che Paolo rivolse agli anziani della chiesa di Efeso vi sono queste: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue” (Atti 20:28). Ora, in queste parole è detto che Dio ha acquistato la sua chiesa con il suo sangue, il che a prima vista parrebbe incredibile perché sappiamo che non è Dio che è morto sulla croce ed ha versato il suo sangue per noi, ma il suo unigenito Figliuolo. Ma esaminando attentamente questo passo e confrontandolo con altri passi della Scrittura noteremo che qui Paolo si riferisce al Figliuolo di Dio e non a Dio il Padre il quale nei giorni della carne del suo Figliuolo continuava ad essere assiso sul suo trono nel cielo. Ricordatevi che quando Toma disse a Gesù: “Signor mio e Dio mio” (Giov. 20:28), ammise implicitamente che il suo Dio era morto sulla croce, che aveva sparso il suo sangue per comprarci con esso, e poi era risorto; ma badate che non è che con quelle parole ammise che Dio Padre era morto sulla croce; dico questo per farvi comprendere che c’è sempre da fare una chiara distinzione tra Dio Padre e Dio Figliuolo. Sono due persone unite e della medesima sostanza da ogni eternità, ma nello stesso tempo diverse tra loro e devono essere nominate separatamente al fine di non scambiare l’una per l’altra. In conclusione, Gesù Cristo è l’Iddio che, secondo le parole di Paolo, ha comprato la sua chiesa con il suo sangue.

-  Nella epistola agli Ebrei é scritto: “Dice del Figliuolo: Il tuo trono, o Dio, é ne’ secoli dei secoli..” (Ebr. 1:8). Anche da queste parole tratte dal quarantacinquesimo salmo si comprende chiaramente che il Figliuolo é Dio, e non un dio.

-  Sempre in questa lettera è scritto: “E quando di nuovo introduce il Primogenito nel mondo, dice: Tutti gli angeli di Dio l’adorino” (Ebr. 1:6). Ora, noi sappiamo che gli angeli adorano solo Dio secondo che è scritto: “L’esercito de’ cieli t’adora” (Neh. 9:6); quindi, siccome gli angeli sanno che si deve adorare solo Dio (l’angelo di Gesù che apparve a Giovanni sull’isola di Patmo, quando vide che Giovanni si prostrò davanti a lui per adorarlo gli disse: “Guàrdati dal farlo… Adora Iddio!” [Ap. 22:9]) essi sanno e riconoscono che Gesù Cristo è Dio. E poi se Dio Padre ha ordinato ai suoi angeli di adorare il suo Figliuolo vuole dire che Egli stesso riconosce in Cristo Gesù la seconda persona della Divinità. Se Gesù non fosse Dio, il Padre non avrebbe giammai ordinato ai suoi angeli di adorarlo.

-  Matteo dice che i magi “entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono…” (Matt. 2:11). Queste parole attestano che Gesù era Dio anche quando era in fasce, perché i magi venuti dall’Oriente gli rivolsero l’adorazione dovuta solo a Dio.

-  Lo stesso apostolo dice alla fine del Vangelo da lui scritto che le donne accostatesi a Gesù risorto “gli strinsero i piedi e l’adorarono” (Matt. 28:9), e poi che i discepoli “andarono in Galilea sul monte che Gesù avea loro designato. E vedutolo, l’adorarono” (Matt. 28:16-17). Ora, siccome che è scritto nella legge: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10), di conseguenza Cristo era Dio. Se il Figliuolo non fosse stato Dio non solo Egli non sarebbe stato degno di essere adorato, ma anche avrebbe Egli stesso ripreso sia le donne che i suoi discepoli quando lo adorarono. Ricordatevi che Gesù non si tirò mai indietro dal riprendere i suoi quando questi lo meritarono; Egli sgridò Giacomo e Giovanni quando gli chiesero se voleva che dicessero di fare scendere il fuoco dal cielo per divorare quei Samaritani che non lo avevano ricevuto perché era diretto a Gerusalemme (cfr. Luca 9:51-56); e riprese Pietro perché questi non voleva che lui soffrisse e morisse (cfr. Matt. 16:22-23). Quindi se i suoi discepoli, adorandolo, si fossero resi colpevoli di idolatria Gesù li avrebbe sgridati e gli avrebbe detto: ‘Adorate Iddio!’; il fatto invece che Egli accettò la loro adorazione conferma che Gesù era Dio e non solo uomo.

-  Paolo dice ai Filippesi: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini….” (Fil. 2:5-7). In questa maniera Paolo ha confermato sia che Cristo Gesù era uguale a Dio, e sia che Egli come Figliuolo di Dio era presso il Padre avanti la fondazione del mondo.

-  Nella lettera agli Ebrei è scritto: “Ma voi siete venuti… a Dio, il Giudice di tutti” (Ebr. 12:22,23). Dio in questo caso è chiamato il Giudice di tutti; ma anche il Figliuolo è il Giudice di tutti perché Pietro ha detto di lui “ch’egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti” (Atti 10:42). Perciò dato che sappiamo che il giudicio appartiene all’Eterno, cioè al solo e vero Dio, e a nessun’altro, Gesù Cristo è Dio.

Gesù quale Figliuol dell’uomo fu fatto poco minor di Dio

Come voi ben sapete Gesù Cristo è chiamato il Figliuol dell’uomo perché egli, pur essendo il Figlio di Dio, nacque secondo la carne da una donna. Egli, oltre ad essere il vero Dio secondo che è scritto: “In lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza” (Col. 1:19), era anche un vero uomo, con un corpo umano come il nostro. Quindi, avendo egli un corpo come il nostro, doveva mangiare, bere, dormire, come noi. Ora, la natura umana di Gesù Cristo emerge dalle seguenti Scritture che noi paragoneremo con delle altre che si riferiscono a Dio e ciò al solo fine di farvi comprendere che Gesù come Figliuol dell’uomo era di poco minore a Dio secondo che è scritto nei Salmi: “Tu l’hai fatto poco minor di Dio” (Sal. 8:5).

-  Giovanni dice: “Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte” (Giov. 4:6), quindi Gesù si stancò. Ma noi sappiamo che in Isaia é scritto di Dio che “Egli non s’affatica e non si stanca” (Is. 40:28); ma questo non ci spinge a dire che Gesù nei giorni della sua carne non era Dio, perché quella sua stanchezza era dovuta al fatto che Egli aveva un corpo umano soggetto a dei limiti.

-  Matteo dice: “Ed essendo egli entrato nella barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco farsi in mare una così gran burrasca, che la barca era coperta dalle onde; ma Gesù dormiva” (Matt. 8:23-24); mentre nei Salmi è detto che “colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà” (Sal. 121:4). Ora, sulla barca, in quell’occasione il Figlio di Dio dormiva e questo perché aveva un corpo che si stancava ed aveva bisogno di riposo. Notate che Matteo dice che Gesù dormiva, ma non che Dio dormiva perché Dio non può mettersi a dormire. Ma benché Gesù dormì noi non diciamo che Gesù non era Dio e questo perché sappiamo che il Figliuolo, essendo nell’esteriore come uomo, aveva bisogno pure di dormire.

-  Gesù disse: “Ma quant’é a quel giorno ed a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figliuolo, ma il Padre solo” (Matt. 24:36). Ora, noi sappiamo che “l’Eterno è un Dio che sa tutto” (1 Sam. 2:3), quindi come mai Gesù Cristo che era Dio disse di non sapere né il giorno e né l’ora della sua seconda venuta? La ragione è perché egli era anche un uomo.

Non c’é quindi da meravigliarsi se Gesù prima di morire disse ai suoi discepoli: “Se voi m’amaste, vi rallegrereste ch’io vo al Padre, perché il Padre é maggiore di me” (Giov. 14:28), perché Egli come Figliuol dell’uomo era inferiore a Dio Padre secondo che é scritto nei Salmi: “Tu l’hai fatto poco minor di Dio” (Sal. 8:5), ed in quest’occasione parlò come Figliuol dell’uomo. Le suddette parole dunque che i Testimoni di Geova prendono per negare la divinità di Gesù Cristo ossia: “Il Padre è maggiore di me…” ricevono da loro una errata interpretazione perché queste parole di Gesù messe a confronto con molte altre parole di Gesù, con delle parole degli apostoli e con quelle dei profeti attestanti in una maniera o nell’altra la sua divinità annullano palesemente quella loro interpretazione. Certo, ogni qualvolta parliamo della natura umana che assunse il Figlio di Dio pur rimanendo Dio tutti i giorni della sua carne, riconosciamo di parlare di qualcosa che non comprendiamo appieno; ma ciò non ci impedisce affatto né di crederlo e neppure di proclamarlo. “Senza contraddizione, grande é il mistero della pietà” (1 Tim. 3:16). A Cristo Gesù, nostro Dio e Salvatore, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Spiegazione di alcuni passi male interpretati dalla Torre di Guardia

Abbiamo dunque spiegato il significato delle parole di Gesù: “Il Padre è maggiore di me” (Giov. 14:28) prese dai Testimoni di Geova per negare la divinità di Gesù. Ma come abbiamo detto innanzi la Torre di Guardia per affermare che Gesù Cristo non è sempre esistito assieme a Dio suo Padre prende i seguenti passi della Scrittura: “Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio…” (Ap. 3:14); e: “Il quale è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito d’ogni creatura… egli che è il principio” (Col. 1:15,18). Come potete vedere in questi passi Gesù è chiamato il principio della creazione di Dio, il primogenito d’ogni creatura e il principio. Ora, apparentemente sembra che Cristo sia definito una creatura di Dio, ma in effetti si tratta solo di un’apparenza perché confrontando queste Scritture con altre Scritture si evince che le cose non stanno così perché Cristo non è stato mai creato ma è sempre esistito come Dio suo Padre e lo Spirito Santo. Vediamo dunque queste altre Scritture che annullano l’interpretazione errata data a quei passi dai Testimoni di Geova.

-  Gesù disse ai Giudei: “Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58). Questo Egli lo poté dire quantunque nell’esteriore appariva una creatura perché egli esisteva da ogni eternità prima di prendere la natura umana. Se così non fosse stato, cioè se Cristo fosse stato creato da Dio prima del mondo, egli non avrebbe potuto fare quell’affermazione perché si sarebbe arrogato un attributo che non gli spettava. Avrebbe potuto affermare: ‘Prima che Abramo fosse nato io esistevo o io ero’, ma non “io sono” come fece.

-  Gesù disse a Giovanni: “Non temere; io sono il primo e l’ultimo…” (Ap. 1:17-18). Se egli fosse stato creato da Dio e quindi se fosse stato una creatura non avrebbe mai potuto affermare di essere il primo; perché in tale caso avrebbe deturpato Dio della sua gloria. Egli se fosse stato veramente una creatura avrebbe detto di essere il secondo, e mai il primo come lo è anche Dio Padre. Anche queste parole di Gesù quindi attestano che Egli è Dio.

-  Paolo dice ai Romani a proposito di coloro che Dio ha abbandonati nelle concupiscenze dei loro cuori perché hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile: “Essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen” (Rom. 1:25). Ora, se Cristo fosse una creatura di Dio perché creato da Dio in qualche tempo dell’eternità noi, a motivo dell’adorazione che gli rivolgiamo, saremmo considerati degli idolatri alla stessa stregua di quelli che adorano gli angeli, Maria ecc. Che differenza passerebbe infatti tra Cristo e qualche altra creatura di Dio? Solo il fatto che egli fu creato per prima e basta! Cristo dunque non può essere una creatura di Dio. Prendiamo i discepoli del Signore che lo adorarono ancora prima di noi quando egli apparve loro risuscitato. Se Cristo fosse stato una creatura come avrebbero potuto adorare Cristo e non rendersi colpevoli di idolatria? Era impossibile. Ma diciamo di più: Come avrebbe fatto Cristo, se fosse stato una creatura, a non riprenderli nel vederli che lo adoravano quando lui stesso aveva detto: “Se il tuo fratello pecca, riprendilo..” (Luca 17:3) (i discepoli furono da Cristo chiamati “miei fratelli” [Matt. 28:10])? Ma se un santo angelo (una creatura di Dio dunque) quando vide Giovanni prostrarsi davanti a lui lo riprese dicendogli: “Guàrdati dal farlo… Adora Iddio” (Ap. 22:9) non avrebbe fatto Cristo, se fosse stato una creatura, la stessa cosa in verso i suoi discepoli? Certo, che li avrebbe pure lui ammoniti affinché adorassero solo Iddio; ma il fatto che non lo fece indica che egli sapeva di essere Dio e di essere quindi degno di adorazione. Vorrei infine fare notare alcune cose a riguardo delle suddette parole di Paolo ai Romani: l’espressione “invece del Creatore” significa che gli idolatri adorano qualcuno che non è il Creatore ma solo una creatura. Quindi noi dobbiamo adorare il Creatore, e non la creatura; e perciò se Cristo è una creatura noi dovremmo cessare di adorarlo. Ma come possiamo smettere di adorare Cristo quando la Scrittura ci dice che i magi, i suoi discepoli e le donne lo adorarono? Ma come possiamo smettere di adorare Cristo quando i santi angeli di Dio che sono in cielo lo adorano in ubbidienza all’ordine di Dio? Non è forse scritto: “Sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo” (Matt. 6:10)? E’ dunque la volontà di Dio che noi adoriamo Cristo come fanno gli angeli in cielo, e non qualcosa di ingiusto agli occhi di Dio. Qualcuno dirà: ‘Ma allora Cristo è il Creatore che è benedetto in eterno”? Sì, egli assieme al Padre ha creato tutte le cose. Non può essere altrimenti infatti più avanti nella stessa epistola Paolo chiama Cristo “Dio benedetto in eterno” (Rom. 9:5). Notate quel “benedetto in eterno” comune ai due versetti, perché essi attestano in maniera inequivocabile che Cristo è co-creatore con il Padre, ma non come lo intendono i Testimoni di Geova, cioè che il Figliuolo prima sia stato creato e poi egli abbia creato [16], perché egli era Dio avanti la fondazione del mondo da ogni eternità.

Ma allora se Gesù non è una creatura di Dio, che significato hanno le suddette Scritture? Esse significano che Cristo è il principio della creazione di Dio ed il primogenito di ogni creatura nel senso che egli è superiore alla creazione e a ogni creatura essendo che è scritto che Egli “è sopra tutte le cose” (Rom. 9:5) e “sopra tutti” (Giov. 3:31), ed anche nel senso che tutta la creazione ha il suo principio in Lui; ma non che egli è la prima creatura di Dio perché il Figlio di Dio è ab eterno in eterno con il Padre. E poi facciamo notare che se si dovesse affermare che Gesù un giorno fu creato perché è chiamato “il principio” (Col. 1:18) la stessa cosa si dovrebbe dire anche di Dio Padre perché anche lui è chiamato “il principio” (Ap. 21:6). Come mai allora quando Paolo dice che Gesù è il principio, i Testimoni di Geova, dicono che ciò significa che egli ha avuto un inizio, mentre quando Dio dice di essere lui “il principio” i Testimoni di Geova non ardiscono dire che Dio ha avuto un inizio, e perciò che Egli non è sempre esistito? E’ evidente la ragione, perché essi si accostano alla Bibbia per fargli dire quello che essi vogliono. Il termine primogenito poi, nel suddetto verso ai Colossesi indica la supremazia di Cristo sopra tutte le creature di Dio; come quando nei Salmi è detto: “Io altresì lo farò il primogenito, il più eccelso dei re della terra” (Sal. 89:27). Non può dunque sussistere alla luce delle Scritture la sopra citata spiegazione di quei versi biblici data dalla Torre di Guardia.

Diciamo adesso qualcosa circa il passo della Scrittura scritto nei Proverbi preso dai Testimoni di Geova per dire che Gesù non è Dio: “L’Eterno mi formò (altri traducono: L’Eterno mi produsse, o: mi ebbe con sé) al principio de’ suoi atti, prima di fare alcuna delle opere sue, ab antico” (Prov. 8:22). Ora, secondo i Testimoni di Geova queste parole confermano che Cristo fu creato anche lui da Dio e che non è eterno; e questo perché la Scrittura lo definisce “sapienza di Dio” (1 Cor. 1:24) e “la sapienza di Dio” (Luca 11:49). Ma le cose non stanno affatto così perché da una attenta lettura delle parole della sapienza di Dio si nota che Essa parla in questa maniera per far capire a coloro che l’ascoltano quanto importante sia prestare attenzione a tutto quello che Essa dice. In altre parole Essa dice che esisteva assieme a Dio ancora prima che Dio creasse tutte le cose e fu testimone della creazione compiuta da Dio e quindi vale la pena prestarle ascolto perché Essa sa perfettamente ciò che è bene per l’uomo fare e ciò che non è bene per l’uomo fare. Ma riflettete: Non sarebbe assurdo asserire che la sapienza con quelle parole ha asserito di essere stata anch’essa creata da Dio? Certo che lo sarebbe, perché in tal caso dovremmo giungere alla conclusione che ci fu un tempo in cui Dio fu senza sapienza! E quindi che Egli non è sempre stato lo stesso, cosa che andrebbe contro le parole di Dio: “Io, l’Eterno, non muto” (Mal. 3:6). Ma poi, in questo caso verrebbe giustamente da domandarsi: Come fece Dio senza sapienza a creare la sapienza?! Nella sostanza verrebbe da farsi una domanda molto simile a quella che – come abbiamo visto – verrebbe da farsi se dicessimo che la Parola fu creata anch’essa da Dio, e cioè: Se ogni cosa è stata fatta per mezzo della Parola, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta, come fece Dio a creare la Parola senza la Parola?! Come potete vedere, se le cose stessero così come dicono i Testimoni di Geova noi ci troveremmo inevitabilmente ad andare contro la Parola di Dio. Non si può dunque accettare questa loro spiegazione data alle parole di Salomone. Ancora una volta dobbiamo riconoscere che negare l’eternità al Figliuolo di Dio, cioè negare che Egli sia senza principio, anche appoggiandosi su alcuni passi della Scrittura apparentemente attestanti che egli ebbe un inizio, vuol dire dover andare contro l’insegnamento globale della Parola, e perciò rimanere confusi da essa stessa.

Gesù Cristo prima di venire nel mondo non era Michele perché quest’ultimo è una creatura

Voglio dire ora qualcosa a riguardo della loro dottrina secondo cui il Figlio di Dio, prima che venisse in questo mondo, era l’arcangelo Michele. Michele non può essere Gesù Cristo perché egli è solo una creatura. Tutte le cose sono state fatte per mezzo della Parola, cioè per mezzo di Cristo, e quindi anche Michele. Ricordiamo inoltre che nel libro di Daniele, dove compare Michele, di lui è detto che è “uno dei primi capi” (Dan. 10:13) il che conferma che non poteva essere il Figliuolo di Dio perché il Figlio di Dio non era uno dei primi capi ma il Capo supremo essendo Dio. E quindi Colui che nacque da Maria non era il Michele che era in cielo (o la continuità con quell’essere angelico). La Scrittura dice che “la Parola è stata fatta carne” (Giov. 1:14) e siccome che la Parola era Dio prima di essere fatta carne, di conseguenza anche dopo che fu fatta carne rimase Dio. Per quanto riguarda le parole di Paolo ai Tessalonicesi, da esse non si deduce affatto che Gesù sia l’arcangelo Michele; Paolo dice solamente che quando Gesù scenderà dal cielo griderà con la voce di un arcangelo il che è cosa diversa dall’affermare che egli sia un arcangelo. Per quanto riguarda poi le parole di Giovanni nell’Apocalisse facciamo notare solo che leggendo tutto il libro ci si accorge che Gesù Cristo e Michele sono due esseri diversi l’un dall’altro.

Che ammaestramento traiamo da questi errori dei Testimoni di Geova? Questi errori interpretativi fatti dai Testimoni di Geova, che sono abbastanza diffusi nelle sette, ci insegnano che quando si incontrano nella Scrittura dei passi difficili da capire che apparentemente vogliono dire qualcosa di inesatto, innanzi tutto si devono leggere nel loro contesto e poi si devono subito confrontare con altri passi della Scrittura. Questo evita di cadere nell’errore perché la Scrittura spiega la Scrittura. E’ una regola infallibile questa che Dio ci ha lasciato; seguiamola per il nostro bene. Taglieremo così rettamente la parola di verità e non rimarremo confusi.

Gesù Cristo risuscitò riprendendosi il suo corpo

Passiamo ora alla confutazione della dottrina dei Testimoni di Geova sulla risurrezione di Gesù. Innanzi tutto vogliamo dire che non ha senso affermare – come fanno i Testimoni di Geova – che Cristo è risuscitato con un corpo di spirito e non con il corpo con il quale era morto per il semplice motivo che non esiste una risurrezione del genere. E poi vogliamo dire questo: Se i Testimoni di Geova dicono che Cristo non aveva un’anima immortale perché egli era un’anima umana, che accadde quando egli morì? Accadde che Gesù Cristo smise di esistere. Quindi, questo significa che dopo tre giorni, se è vero che non aveva né un’anima né uno spirito e che egli non risuscitò con il suo corpo, avvenne una ‘ricreazione spirituale’ e non una risurrezione spirituale; quindi questa loro risurrezione di Gesù non sarebbe neppure da chiamare una risurrezione ma bensì una ricreazione perché Dio avrebbe fatto smettere di esistere l’uomo Gesù e avrebbe creato un nuovo essere col nome di Gesù, questa volta però un essere spirituale. E quindi il Cristo che i Testimoni di Geova dicono che risuscitò non può essere – per logica – lo stesso Cristo che morì sulla croce!!! In verità questa dottrina sulla risurrezione spirituale di Gesù dei Testimoni di Geova è una combinazione di menzogne generate dal diavolo.

Per ciò che riguarda le affermazioni di Russell bisogna riconoscere che costui errava grandemente perché l’uomo Gesù morì ma non per sempre come disse lui, ma una volta per sempre il che è differente, ed essendo risorto dai morti con il suo corpo con il quale era morto ora non muore più ed è alla destra di Dio dove intercede per noi. Sì, Gesù Cristo uomo (e non essere spirituale) è in cielo presso Dio a mediare tra Dio e gli uomini secondo che é scritto: “V’é un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti” (1 Tim. 2:5-6).

Adesso vediamo cosa dice la Scrittura a proposito della risurrezione di Cristo al fine di smascherare la cosiddetta risurrezione di Gesù insegnata dai membri di questa setta. Secondo il Vangelo, Gesù risuscitò con il corpo (poteva però passare attraverso i muri ed apparire ai suoi discepoli quando lo voleva, come anche scomparire davanti a loro quando voleva), infatti Luca dice: “Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi! Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito. Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io. E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare? Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza” (Luca 24:36-43). Come potete vedere Gesù per dimostrare ai suoi discepoli che era risuscitato con un corpo fatto di carne ed ossa, e che non era uno spirito come loro inizialmente avevano pensato nel vederlo, ordinò loro di palparlo e di guardare il suo corpo. Gesù mostrò ai suoi discepoli il segno dei chiodi nelle sue mani ed il suo costato secondo che é scritto: “E detto questo, mostrò loro le mani ed il costato” (Giov. 20:20). Perciò quello con il quale Gesù risuscitò era il corpo con il quale egli era morto sulla croce; certo, esso era stato vivificato e reso potente, glorioso ed incorruttibile, ma nonostante ciò rimanevano in esso i segni indelebili della sua crocifissione. Ma oltre a ciò Gesù dimostrò ai suoi discepoli di non essere uno spirito mettendosi a mangiare davanti a loro un pesce arrostito e parte di un favo di miele. Dunque, per quanto riguarda la fine che ha fatto il corpo di Gesù bisogna dire che esso non rimase sulla terra a decomporsi e non tornò in polvere; la Scrittura dice infatti che esso non vide la corruzione secondo che è scritto: “Tu non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Poiché Davide, dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato riunito coi suoi padri, e ha veduto la corruzione; ma colui che Dio ha risuscitato, non ha veduto la corruzione” (Atti 13:35-37), ed ancora: “Egli (Davide) dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione” (Atti 2:30-31). Il corpo di Gesù quindi non si dissolse in gas; esso risuscitò glorioso e poté essere visto e palpato dai suoi discepoli. In quali mani e piedi Gesù possedeva i segni dei chiodi ricevuti sulla croce che i suoi discepoli poterono vedere? In quale costato Gesù possedeva il segno della lancia con la quale il soldato romano glielo aveva forato sulla croce? Forse su un corpo differente da quello con il quale era morto crocifisso? Affatto! era lo stesso corpo con il quale il nostro Signore gustò la morte per tutti noi sul legno della croce. Ma che vanno cianciando i Testimoni di Geova? Ah, ma costoro dicono che Gesù si materializzò: essi dicono che è per questo motivo che sembrava proprio lui, che sembrava proprio un uomo; essi dicono che il corpo con il quale egli apparve a Tommaso era simile a quello col quale era morto. Ma allora, o insensati, anche i segni nelle sue mani e il segno nel suo costato non erano quelli che egli ricevette sulla croce? Se è così quindi, Gesù avrebbe operato un prodigio su quel suo altro corpo facendogli quei segni, vero? Ma allora quei segni potevano andare e venire a secondo dell’esigenza? Ma ditemi: ma non avete mai letto in Zaccaria: “Che sono quelle ferite che hai nelle mani? Ed egli risponderà: Son le ferite che ho ricevuto nella casa dei miei amici” (Zacc. 13:6)? Come potete vedere quelle ferite Gesù dice di averle ricevute nella casa dei suoi amici; le ha ricevute quindi da altri, e non se l’è fatte su un corpo simile per l’occasione per mostrare a Tommaso che egli era risorto. Rientrate in voi stessi, o uomini e donne che giacete nel buio.

Anche dire che il corpo di Gesù non vide la decomposizione perché fu preservato da essa per opera di Dio ma rimase sulla terra [17] è una menzogna perché Gesù Cristo prima di morire aveva detto ai Giudei parlando del tempio del suo corpo: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere” (Giov. 2:19). Questo significa che quando Gesù risuscitò tornò ad avere quello stesso corpo con il quale era morto crocifisso. Sì, esso era stato reso glorioso, immortale e incorruttibile, ma rimaneva pur sempre il suo precedente corpo, infatti come abbiamo visto portava ancora i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi e il segno della lancia nel suo costato. Ma riflettete: se Gesù aveva deciso di non riprendersi il suo corpo dopo morto, che senso avrebbero avuto le sopra citate sue parole dette ai Giudei? Che senso avrebbe avuto dire ai Giudei: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” se lui quel tempio, una volta distrutto, non voleva restaurarlo? Nessuno, non vi pare? Anzi, c’è di più; potremmo benissimo dire che Gesù mentì ai Giudei in quell’occasione, perché lui il suo corpo dopo morto lo lasciò sulla terra. Ma no, egli non mentì affatto nel dire quelle parole, perché lui il suo corpo (che era il tempio di Dio perché egli ebbe ad affermare più volte che il Padre suo dimorava in lui), una volta che fu distrutto dai Giudei lo fece risorgere, egli se lo riprese, egli lo trasformò rendendolo immortale e incorruttibile. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

E poi ancora, perché c’è ancora da dire in difesa della risurrezione di Cristo: ma come fanno i Testimoni di Geova ad affermare che Gesù non riprese il suo corpo quando la Scrittura dice: “Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza…” (Atti 2:26)? Perché è scritto la mia carne riposerà in isperanza? In speranza di che cosa? Di qualche cosa che si sarebbe compiuto appresso, perché la speranza di quel che si vede non è speranza. E questo qualcosa era appunto la risurrezione di esso, evento che affinché si compiesse aveva bisogno del ritorno dell’anima di Cristo nel corpo; ecco perché subito dopo è scritto: “Perché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades”. Se la sua anima fosse stata lasciata per sempre nell’Ades o magari fosse stata rapita in cielo, la sua carne non avrebbe riposato in isperanza; come non avrebbe riposato in isperanza neppure nel caso egli non si sarebbe ripreso il suo corpo (perché fatto sparire da Dio) ma sarebbe stato ‘ricreato’ spiritualmente, perché in questo caso la sua carne avrebbe semmai riposato senza alcuna speranza. Infatti in quale speranza avrebbe potuto giammai riposare la carne di Cristo se destinata a sparire dalla terra o a dissolversi? Invece, il tempio del suo corpo che ricordiamo gli era stato preparato da Dio secondo che è scritto: “Mi hai preparato un corpo” (Ebr. 10:5), non fu da Dio fatto sparire ma fu da Dio preservato dalla corruzione e vivificato mediante la sua potenza il terzo giorno. In quel giorno l’anima di Cristo Gesù, salita dall’Ades rientrò nel suo corpo immortale e glorioso. E con quel glorioso corpo egli apparve ai suoi discepoli, parlò loro, mangiò e bevve con loro, ed infine con esso fu assunto in cielo alla destra di Dio. E dal cielo, che lo ha accolto, con quello stesso corpo egli tornerà con gloria e potenza. Amen. Il popolo di Dio esulti, perché Cristo ha distrutto la morte risuscitando il suo corpo.

Proseguiamo: noi leggiamo nel Vangelo scritto da Giovanni che Maria Maddalena quando la mattina del primo giorno si recò al sepolcro, veduta la pietra tolta dal sepolcro, corse e venne da Pietro e dal discepolo che Gesù amava a dirgli che avevano tolto il corpo del Signore e non si sapeva dove l’avessero posto. Avvenne allora che Pietro e l’altro discepolo corsero al sepolcro a vedere come stavano le cose. Il discepolo che Gesù amava arrivò per prima al sepolcro e chinatosi, vide i pannilini giacenti nel sepolcro ma non entrò. Pietro invece quando giunse poco dopo, volle entrare nel sepolcro. A questo punto la Scrittura dice: “Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto primo al sepolcro, e vide, e credette. Perché non aveano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli dovea risuscitare dai morti” (Giov. 20:8-9). Ma che cosa vide Giovanni che lo spinse a credere che Gesù era risuscitato? Di certo non vide Gesù perché non era nel sepolcro. Egli vide il sepolcro vuoto, e i pannilini giacenti e il sudario ch’era stato sul capo di Gesù, non giacente coi pannilini, ma rivoltato in un luogo a parte. Quindi, a lui la vista del sepolcro vuoto, dei pannilini e del sudario che erano stati sul corpo di Gesù, lo spinsero a credere che Gesù era risorto. Ma non di quella risurrezione di cui parlano i Testimoni di Geova (cioè con la sparizione del suo corpo), perché per Giovanni quando Gesù sarebbe risorto sarebbe tornato a vivere con il corpo con cui era morto. E difatti quando lui vide il sepolcro vuoto, senza il corpo di Gesù, e i pannilini e il sudario, capì che quello stesso corpo che era stato posto in quel luogo era tornato a vivere per la potenza di Dio. E non si sbagliò, perché quando Gesù apparve ai discepoli apparve proprio con quel corpo con cui era stato trafitto. Mettiamo però il caso che Giovanni pensava che Gesù per risorgere non si doveva riprendere il suo corpo; di certo nel vedere il sepolcro vuoto, i pannilini e il sudario, avrebbe creduto che Gesù in realtà non era veramente morto quando fu messo nel sepolcro, ma lo era solo apparentemente perché era riuscito a uscire dal sepolcro con quello stesso corpo o qualcuno lo aveva aiutato a uscire dal sepolcro, e quindi che egli non era risuscitato. In altre parole, per credere alla ‘risurrezione’ dei Testimoni di Geova egli avrebbe dovuto vedere il corpo morto di Gesù in quel sepolcro. Le cose quindi non possono essere come dice la Torre di Guardia, appunto perché fu proprio la mancanza del corpo di Gesù nel sepolcro che convinse Giovanni a credere che Gesù era veramente risorto. E poi che senso avrebbero avuto le parole degli angeli del Signore rivolte alle donne: “Egli non è qui, ma è risuscitato” (Luca 24:6)? Non avrebbero essi dovuto semmai dire loro: ‘Il suo corpo non è qui perché Dio lo ha fatto sparire, ma lui vive’? Ma in questo caso quelle parole non avrebbero attestato che Gesù era risorto. Quindi ancora una volta dobbiamo dire che la risurrezione di Gesù non consistette nel non riprendersi il suo corpo ma nel riprenderselo trasformato.

Qualche parola adesso sulle parole di Pietro: “Essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito”. E’ chiaro che alla luce di tutte le Scritture che abbiamo citato fino ad ora che affermano che Gesù risuscitò corporalmente, il senso delle parole di Pietro non può essere quello che gli danno i Testimoni di Geova. E difatti non è quello il senso, perché subito dopo Pietro dice: “E in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè…” (1 Piet. 3:19-20). Quel “in esso” significa inequivocabilmente dopo morto, spiritualmente senza il corpo, andò a predicare agli spiriti ritenuti in carcere nell’Ades. E questi spiriti erano coloro che erano morti ai giorni di Noè infatti poco dopo Pietro dice: “Poiché per questo è stato annunziato l’Evangelo anche ai morti…” (1 Piet. 4:6).

Che dire poi del motivo che i Testimoni di Geova adducono per spiegare questa loro dottrina sulla risurrezione di Gesù? Esso è falso perché Gesù offrì sì il suo corpo per riscattarci dalle nostre trasgressioni, quindi quale prezzo di riscatto per tutti noi; ma affinché questa sua morte potesse riscattarci dalle nostre iniquità era necessario, indispensabile, che egli tornasse in vita proprio con quel corpo che era stato trafitto per le nostre iniquità. Come avrebbe potuto infatti Gesù annullare il peccato nel suo corpo senza annullare la morte corporale che aveva sperimentato? Non avrebbe potuto. Per questo egli doveva risuscitare con quello stesso corpo con il quale era morto, cioè doveva riprenderselo, per distruggere la morte fisica e potere così affrancarci dal peccato che ci dominava. Ma noi vi domandiamo: ‘Ma come si potrebbe affermare che Gesù ha vinto la morte che ha gustato per tutti noi se non fosse tornato a vivere nello stesso corpo che egli aveva assunto per venire in questo mondo? Sarebbe un controsenso perché non si può affermare contemporaneamente che il corpo di Gesù è rimasto sulla terra e non si sa che fine abbia fatto e nello stesso tempo affermare che egli ha vinto la morte. Quale sarebbe infatti la vittoria? In che cosa consisterebbe questa vittoria? Ma che specie di vittoria sarebbe? La vittoria che Cristo ha riportato sulla morte fisica è proprio questa: che lui dopo avere deposto il suo corpo in sacrificio per tutti noi, dopo averlo fatto flagellare, percuotere, e dopo averlo fatto crocifiggere; se lo è ripreso per ordine di Dio trasformandolo in un corpo glorioso e incorruttibile in un corpo che non muore più. Ed ora può mostrare a chiunque i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi, e il segno lasciato dalla lancia del soldato nel suo costato. Ed è proprio questo che ci consola grandemente; sapere che come Cristo si riprese quel corpo sanguinante e martoriato rendendolo glorioso, così ridarà pure ai morti in Cristo il loro corpo rendendolo conforme al suo. D’altronde non dobbiamo mai dimenticarci che il corpo di Cristo era il tempio del Padre suo; e così anche il nostro corpo, essendo membra di Cristo, è il tempio di Dio.

Fratelli, vi esorto a turare la bocca a codesti cianciatori che vanno proclamando tale assurdità attorno alla resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo.

LO SPIRITO SANTO

La dottrina dei Testimoni di Geova

Russell, a proposito dello Spirito Santo, affermò: ‘Le Scritture sono concordi nell’insegnare (…) che lo Spirito Santo non è un altro Dio, ma lo Spirito (ossia l’influenza o potenza) trasfuso da Dio, nostro Padre, e dal Suo Figliuolo Unigenito’ (Russell, op. cit., pag. 148), ed ancora: ‘Lo Spirito Santo è l’energia spirituale, o potenza di Dio’ (ibid., pag. 179). E i cosiddetti Testimoni di Geova seguono questo insegnamento di Russell infatti negano che lo Spirito Santo è la terza persona della Divinità perché dicono che ‘lo spirito santo è l’energia attiva invisibile dell’Onnipotente Iddio che spinge i suoi servitori a fare la sua volontà’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 89) e che: ‘Non solo la maggioranza dei passi biblici, ma tutte le Scritture sono quindi d’accordo che lo spirito di Dio è ‘non qualcuno’, ma ‘qualcosa’. Una semplice ma attenta lettura delle Scritture rende chiaro che lo spirito di Dio è davvero la sua invisibile forza attiva’ (La Torre di Guardia, 1 gennaio 1975, pag. 7).

Confutazione

Lo Spirito Santo è una persona e non una forza

Lo Spirito Santo é una persona infatti parla secondo che é scritto: “Perciò, come dice lo Spirito Santo, Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori..” (Ebr. 3:7-8); “E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro” (Atti 8:29); “E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano. Lèvati dunque, scendi, e và con loro, senza fartene scrupolo, perché sono io che li ho mandati” (Atti 10:19-20); “E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (Atti 13:2); “Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire” (Giov. 16:13); “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede” (1 Tim. 4:1).

Lo Spirito Santo rivela secondo che é scritto in Luca: “Gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d’aver veduto il Cristo del Signore” (Luca 2:26).

Lo Spirito ascolta perché Gesù disse di lui: “Dirà tutto quello che avrà udito” (Giov. 16:13).

Lo Spirito vede infatti i sette occhi che aveva l’Agnello che vide Giovanni sono i sette Spiriti di Dio, o come disse il profeta Zaccaria “gli occhi dell’Eterno” (Zacc. 4:10).

Lo Spirito prega secondo che é scritto: “Lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili… esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:26-27).

Lo Spirito Santo fa nascere di nuovo secondo che è scritto: “…se uno non è nato d’acqua e di Spirito non può entrare nel regno di Dio… quel che è nato dallo Spirito, è spirito” (Giov. 3:5,6).

Lo Spirito Santo costituisce gli anziani nella chiesa secondo che disse Paolo agli anziani di Efeso: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue” (Atti 20:28).

Lo Spirito Santo può vietare di fare qualcosa, come fece verso gli apostoli, secondo che é scritto: “Poi, traversarono la Frigia e il paese della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziar la Parola in Asia” (Atti 16:6) (vorrei che notaste che il verbo vietare é menzionato anche in queste Scritture che si riferiscono alla persona di Gesù: “Allora vietò ai suoi discepoli di dire ad alcuno ch’egli era il Cristo” [ Matt. 16:20], e: “E Gesù ordinò loro di non parlarne ad alcuno; ma più lo divietava loro e più lo divulgavano…” [Mar. 7:36]).

Lo Spirito Santo può non permettere certe cose secondo che é scritto: “Giunti sui confini della Misia, tentarono d’andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro” (Atti 16:7) (anche in questo caso vorrei che notaste che in queste altre Scritture il non permettere qualcosa si riferisce alla persona di Gesù: “E come egli montava nella barca, l’uomo ch’era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. E Gesù non glielo permise…” [Mar. 5:18-19]; “Non permetteva loro di parlare, perché sapevano ch’egli era il Cristo” [Luca 4:41]).

Lo Spirito può essere contristato infatti é scritto: “E non contristate lo Spirito Santo di Dio..” (Ef. 4:30); “Ma essi furono ribelli, contristarono il suo Spirito Santo” (Is. 63:10).

Lo Spirito può essere contrastato infatti Stefano disse davanti al Sinedrio: “Voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi” (Atti 7:51).

Lo Spirito può essere tentato infatti Pietro disse a Saffira: “Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore?” (Atti 5:9).

Allo Spirito si può mentire infatti Pietro disse ad Anania: “Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?” (Atti 5:3).

Allo Spirito si può parlare contro secondo che è scritto: “Ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire” (Matt. 12:32).

Lo Spirito Santo insegna secondo che é scritto: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa…” (Giov. 14:26), ed ancora: “Quando poi vi condurranno davanti alle sinagoghe e ai magistrati e alle autorità, non state in ansietà del come o del che avrete a rispondere a vostra difesa, o di quel che avrete a dire; perché lo Spirito Santo v’insegnerà in quell’ora stessa quel che dovrete dire” (Luca 12:11-12); ed ancora: “E desti loro il tuo buono Spirito per istruirli…” (Neh. 9:20); ed anche: “Noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito…” (1 Cor. 2:13).

Lo Spirito investiga infatti é scritto: “Lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio” (1 Cor. 2:10).

Lo Spirito ricorda le parole del Signore secondo che è scritto: “E vi rammenterà tutto quello che v’ho detto” (Giov. 14:26).

Lo Spirito ha un sentimento secondo che é scritto: “Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito..” (Rom. 8:27).

Dopo avere citato dalle sacre Scritture tutti questi passi che indicano chiaramente che lo Spirito Santo è una persona non si può non rimanere stupiti nel sentire dire alla Torre di Guardia che una semplice ma attenta lettura delle Scritture rende chiaro che lo Spirito Santo è la forza attiva di Dio e non qualcuno! In verità i Testimoni di Geova errano grandemente perché non conoscono le Scritture.

Il seguente confronto, tra dei passi che si riferiscono allo Spirito Santo ed altri che si riferiscono a Dio, attesta che lo Spirito è Dio

Ora, metteremo a confronto dei passi della Scrittura che si riferiscono allo Spirito Santo di Dio con altri che si riferiscono a Dio al fine di dimostrare che lo Spirito Santo é Dio, e non un energia sprigionata da Dio come dicono invece i Testimoni di Geova.

-  Lo scrittore agli Ebrei dice: “..Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebr. 9:14), e Mosè afferma di Dio: “Ab eterno in eterno, tu sei Dio” (Sal. 90:2). Lo Spirito è quindi eterno come lo è Dio.

-  Davide disse a Dio: “Dove me ne andrò lungi dal tuo Spirito?” (Sal. 139:7), mentre Dio disse a Geremia: “Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto sì ch’io non lo vegga? dice l’Eterno” (Ger. 23:24). Lo Spirito è dunque onnipresente come lo è Dio.

-  Paolo dice che “lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio” (1 Cor. 2:10), mentre Anna disse di Dio: “L’Eterno è un Dio che sa tutto” (1 Sam. 2:3). Lo Spirito è quindi onnisciente come lo è Dio.

-  Elihu disse: “Lo Spirito di Dio mi ha creato” (Giob. 33:4), mentre Davide disse a Dio: “Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre” (Sal. 139:13). Lo Spirito quindi crea come fa Dio.

-  Gesù disse: “…se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio… quel che è nato dallo Spirito, è spirito” (Giov. 3:5,6), mentre Giovanni dice che coloro che credono nel nome del Figlio di Dio “son nati da Dio” (Giov. 1:13). Lo Spirito fa dunque nascere di nuovo come fa Dio.

-  Pietro, prima disse ad Anania: “Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?” (Atti 5:3), e poi gli disse: “Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio” (Atti 5:4). Mentire allo Spirito Santo quindi equivale a mentire a Dio.

-  Nel libro degli Atti degli apostoli é scritto che Paolo disse a dei Giudei che rifiutarono di credere nel Vangelo: “Ben parlò lo Spirito Santo ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia dicendo: Và a questo popolo e dì: Voi udrete coi vostri orecchi e non intenderete; guarderete coi vostri occhi, e non vedrete…” (Atti 28:25-26), mentre nel libro del profeta Isaia queste parole sono attribuite al Signore degli eserciti che Isaia vide in visione secondo che é scritto: “Nell’anno della morte del re Uzzia, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto… Poi udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò? E chi andrà per noi? Allora io risposi: ‘Eccomi, manda me!’ Ed egli disse: ‘Và, e dì a questo popolo: Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!…” (Is. 6:1,8-9). Quindi lo Spirito Santo mandò Isaia a predicare come fece anche il Signore degli eserciti.

-  Nel libro degli Atti degli apostoli dopo che lo Spirito Santo parlò ad Antiochia dicendo: “Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (Atti 13:2), è scritto che essi “mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro” (Atti 13:4). Gesù disse: “Ben è la mèsse grande, ma pochi son gli operai. Pregate dunque il Signor della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse” (Matt. 9:37-38), facendo chiaramente capire che é Dio che manda i suoi operai nella sua messe; quindi lo Spirito Santo è Dio perché mandò Paolo e Barnaba nella messe del Signore.

-  Gesù chiamò lo Spirito Santo “il Consolatore” (Giov. 15:26) quindi Egli consola quelli che sono abbattuti. Paolo ai Corinzi dice: “Ma Iddio che consola gli abbattuti, ci consolò con la venuta di Tito..” (2 Cor. 7:6), ed anche: “Benedetto sia Iddio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e l’Iddio d’ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione” (2 Cor. 1:3-4). Quindi lo Spirito Santo consola come fa Dio.

-  In Isaia é scritto che gli Israeliti nel deserto “contristarono il suo Spirito Santo” (Is. 63:10), mentre nei Salmi é scritto: “Quante volte si ribellarono a lui nel deserto, e lo contristarono nella solitudine!” (Sal. 78:40). Gli Israeliti quindi, contristando lo Spirito Santo contristarono Dio.

-  Paolo disse ai Corinzi “Non sapete voi che il vostro corpo é il tempio dello Spirito Santo che é in voi..?” (1 Cor. 6:19) ed anche: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio..?” (1 Cor. 3:16). Lo Spirito Santo quindi abita nel credente assieme a Dio.

-  Gesù disse: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa…” (Giov. 14:26), ma disse anche: “Saranno tutti ammaestrati da Dio” (Giov. 6:45), e Davide dice che Dio “insegnerà ai mansueti la sua via” (Sal. 25:9). Lo Spirito Santo quindi insegna come fa Dio.

-  Gesù ha detto dello Spirito: “Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità” (Giov. 16:13); e Davide nei Salmi dice a Dio: “Guidami nella tua verità” (Sal. 25:5). Quindi se lo Spirito della verità guida nella verità come fa Dio ciò significa che Egli è Dio.

Come potete da voi stessi vedere le Scritture affermano che lo Spirito Santo è eterno, onnipotente, onnipresente e onnisciente come Dio (e quindi non può non essere Dio), e molte cose che fa Dio le fa Lui medesimo. Con quale coraggio dunque la Torre di Guardia afferma che tutte le Scritture sono d’accordo che lo Spirito di Dio non è qualcuno ma qualcosa?

Confutazione di alcuni ragionamenti fatti dai Testimoni di Geova sullo Spirito Santo

Ora noi vogliamo confutare alcuni ragionamenti che fanno i Testimoni di Geova per persuadere le persone che lo Spirito Santo non è una persona, e lo faremo sempre con le Scritture.

1) ‘Le personificazioni non sono una positiva prova di personalità. Per esempio la Bibbia dice che il peccato ‘regna’, ‘riceve occasione’, ‘produce concupiscenza’, ‘seduce’, e ‘uccide’ (…) La sapienza è allo stesso modo personificata e viene detto che ha ‘figli’ e ‘opere’ (….) Tuttavia nessuno asserirebbe che questo significhi che ‘il peccato’ e la ‘sapienza’ siano persone. Similmente la personificazione dello spirito di Dio non è in contrasto con la chiara testimonianza della Bibbia che esso è in realtà ‘qualcosa, non qualcuno’ (La Torre di Guardia, 1 gennaio 1975, pag. 6). Siamo d’accordo che il peccato non è una persona; non siamo d’accordo invece con l’affermazione che la sapienza non è una persona perché Gesù ha detto: “Per questo la sapienza di Dio ha detto: Io manderò loro de’ profeti e degli apostoli…” (Luca 11:49) [18]. Anche se va detto che è vero che in taluni casi la Scrittura parla della sapienza non come di una persona, come quando dice: “Ecco: temere il Signore: questa è la Sapienza” (Giob. 28:28). Ma veniamo allo Spirito Santo, se Egli fosse qualcosa e non qualcuno come mai può essere contristato? Difatti Paolo dice agli Efesini: “Non contristate lo Spirito Santo di Dio..” (Ef. 4:30)? Come può una forza impersonale essere contristata da delle parole o delle azioni? Ora, ci sono tre passi nella Scrittura in cui è detto che Dio, il suo Figliuolo e lo Spirito Santo sono stati contristati dalla condotta errata dei Giudei. Per quanto riguarda Dio è detto nei Salmi: “Quante volte si ribellarono a lui nel deserto, e lo contristarono nella solitudine!” (Sal. 78:40); per quanto riguarda il Figliuolo è detto in Marco: “Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, contristato per l’induramento del cuor loro, disse all’uomo: Stendi la mano!” (Mar. 3:5); e per quanto riguarda lo Spirito Santo è detto in Isaia: “Ma essi furon ribelli, contristarono il suo Spirito Santo” (Is. 63:10). Ora, noi diciamo: Ma se Dio può essere contristato perché è una persona, se il Figliuolo può essere contristato perché è una persona perché lo Spirito Santo può essere contristato ma non può essere una persona? Non è tutto questo – parliamo alla maniera della Torre di Guardia – illogico e irragionevole?

2) Lo Spirito Santo non può essere una persona perché nessuno può essere battezzato con una persona. Gesù ha detto: “Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:5); quindi come l’acqua con cui battezzava Giovanni non era una persona ma una cosa, così anche lo Spirito Santo con cui Cristo promise di battezzare i suoi discepoli non può essere una persona. Come si può essere ripieni di una persona? Questo è un ragionamento che i Testimoni di Geova fanno spesso per negare la personalità dello Spirito Santo. E’ un ragionamento puerile che non tiene conto di tutte le altre Scritture riguardanti lo Spirito Santo. Gesù Cristo sapeva bene che lo Spirito Santo era una persona, e precisamente la terza persona, assieme a lui e al Padre, della Trinità, e se ha detto quelle parole vuole dire che è possibile essere battezzati pure con la persona dello Spirito Santo. Certo, noi non lo comprendiamo come ciò sia possibile ma pure sappiamo che “a Dio ogni cosa è possibile” (Matt. 19:26) e che non v’è nulla di troppo difficile per lui. Negare la personalità dello Spirito solo perché non si comprende come un uomo può essere battezzato con lo Spirito Santo è follia. Certo è che quando il credente viene battezzato con lo Spirito Santo, comincia a pregare per lo Spirito Santo ossia in altre lingue come lo Spirito gli dà di esprimersi. Paolo dice infatti che “lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili” (Rom. 8:26). Come è possibile che la terza persona della Trinità preghi Dio per bocca di un mortale è qualcosa che noi non comprendiamo; ma lo fa. Ed infine facciamo notare che se dovessimo negare la personalità allo Spirito Santo solamente perché non è ‘logico’ affermare che una persona può essere in molte persone contemporaneamente, allora dovremmo pure affermare che anche il Padre e il suo Figliuolo non sono persone perché anche di Loro è detto che dimorano nei credenti. Gesù infatti disse: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giov. 14:23). Che faremo allora? Negheremo la personalità sia al Padre che al Figliuolo solo perché non riusciamo a spiegare come è possibile che Essi vengano a dimorare assieme in tutti coloro che amano Gesù e osservano la sua parola? Così non sia. Quindi, non è irragionevole affermare che si può essere ripieni dello Spirito Santo.

CONCLUSIONE

Come abbiamo visto in questo capitolo i Testimoni di Geova negano la Trinità, la divinità di Cristo e la sua risurrezione corporale, la personalità e la divinità dello Spirito Santo: tutte cose che la sacra Scrittura insegna chiaramente e che sono alla base della nostra fede. E’ chiaro dunque che stando così le cose, essi costituiscono un pericolo per tutti noi che abbiamo conosciuto la verità perché cercano di persuaderci che noi siamo nell’errore; in altre parole di sviarci dalla verità. State dunque saldi fratelli nella verità che avete conosciuto, nessuno di costoro faccia di voi sua preda con i suoi fallaci ragionamenti fatti contro la Trinità, contro la divinità di Cristo e la sua resurrezione, e contro la personalità e divinità dello Spirito Santo.

Quello che voi fratelli dovete sempre ricordarvi anche quando parlate della Trinità, della divinità di Cristo e della sua risurrezione corporale, della personalità e divinità dello Spirito Santo è questo, e cioè che nella Scrittura ci sono sia cose nascoste che cose rivelate: le cose nascoste appartengono a Dio mentre quelle rivelate sono per noi. E sulla Trinità, sulla divinità di Cristo e sulla sua risurrezione corporale, sulla personalità e divinità dello Spirito Santo permangono cose che non si possono ancora né intendere e neppure spiegare. Qualcuno allora dirà: ‘Ma allora perché Dio ha voluto che fossero scritte anche quelle cose che non si possono ancora intendere perché ci sono state da Dio occultate?’ Per indurci a comprendere quanto Egli sia grande e che “è gloria di Dio nascondere le cose” (Prov. 25:2), e mantenerci umili conoscendo la nostra natura e con quanta facilità ci insuperbiamo; e poi per farci investigare cose difficili, il che ridonda a lode di coloro che fanno queste investigazioni secondo che è scritto che “scrutare cose difficili è un onore”. Quindi è buona cosa per noi investigare le cose difficili. Ma lungi da noi il negare dottrine vere solo perché sono avvolte nel mistero; e lungi da noi pure il manomettere le cose che sono difficili a capire presenti nelle Scritture per cercare di conformarle a vedute nostre personali; perché ciò ridonderebbe a nostro disonore perché Pietro dice che sono gli uomini instabili e ignoranti che contorcono le cose difficili a capire (cfr. 2 Piet. 3:16). E per noi, alla morte, si aprirebbe la bocca del soggiorno dei morti. Le nostre investigazioni e le nostre meditazioni sulle cose difficili o impossibili per ora a capire devono essere dunque sempre accompagnate da un santo timore di Cristo il Signore; perché esso ci eviterà di abbandonarci ai vani ragionamenti dei razionalisti la cui via mena alla rovina. “La carità… crede ogni cosa” (1 Cor. 13:4,7), dice Paolo, e non ‘spiega o conosce ogni cosa’. Beati coloro che nel loro cuore hanno l’amore di Dio, perché esso li spingerà del continuo ad accettare tutto quello che Dio insegna tramite la sua Parola, anche ciò che umanamente è incomprensibile e inaccettabile.

Giacinto Butindaro


NOTE

[1] Degli Studi sulle Scritture ho potuto consultare direttamente solo il primo e il quinto volume. Faccio presente che Russell di questi suoi Studi sulle Scritture ebbe a dire: ‘Inoltre non solo non si possono conoscere i piani divini studiando la Bibbia da sola, ma se vengono messi da parte gli Studi sulle Scritture dopo averli usati (….) e ci si rivolge soltanto alla Bibbia per dieci anni, l’esperienza mostra che entro due anni si ritornerà nell’oscurità. D’altra parte, se si leggono semplicemente gli Studi sulle Scritture  con i riferimenti e non si legge in tal modo una sola pagina della Bibbia, al termine di due anni si giungerà alla luce, perché si avrebbe la luce delle Scritture’ (Torre di Guardia del 15 settembre 1910; citata da La Torre di Guardia del 1 novembre 1958 pag. 670). Da parte nostra invece diciamo che chi si appoggia sugli scritti di Russell se un giorno camminava nella luce, comincerà a brancolare nel buio per ritrovarsi poi, prima nell’Ades alla sua morte e poi nel fuoco eterno in cui sarà tormentato nei secoli dei secoli. Chi invece cammina nelle tenebre e si appoggia agli scritti di Russell, nelle tenebre rimarrà perché le sue parole oscurano chi le accetta invece che illuminarlo. La Bibbia, solo la Bibbia si legga, perché essa è la Parola di Dio che illumina chi giace nelle tenebre e lo porta a conoscere Colui che è la luce del mondo, cioè Cristo Gesù, Dio benedetto in eterno. Amen. Essa corregge, ammaestra, consola, educa alla giustizia, chi ha creduto affinché egli sia reso perfetto e completo per il giorno di Cristo. Gli scritti di Russell vanno bruciati o buttati dopo averli resi in mille pezzi, perché sono immondizia; la Bibbia invece va conservata con cura perché è il libro più prezioso che esiste sulla terra. Il suo valore supera quello di tutto l’oro e di tutte le ricchezze del mondo. Essa è la Parola di Dio.

[2] Il termine Trinità deriva dal latino Trinitas che significa ‘la riunione di tre’, una parola coniata da Tertulliano di Cartagine alla fine del secondo secolo.

[3] A riguardo del termine persona che usiamo sia per Dio Padre, che per il Figliuolo che per lo Spirito Santo è necessario che si sappia che la parola latina persona significa ‘maschera’ o ‘personaggio di rappresentazione’. Ma evidentemente noi quando la usiamo in relazione al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo non la usiamo con quel senso originale, perché in questo caso definiremmo le tre Persone della Divinità delle maschere di un personaggio teatrale, in altre parole è come se dicessimo che Dio è come un attore di uno spettacolo che è apparso sulla scena del mondo in tre differenti costumi o ruoli, il che noi sappiamo non è affatto vero. L’uso della parola persona ha il solo scopo di spiegare che sia il Padre che il Figliuolo che lo Spirito Santo sono tre Esseri distinti con una personalità propria. Nel caso specifico dello Spirito Santo a cui i Testimoni di Geova negano la personalità, la parola persona rende meglio il concetto che Egli non è qualcosa ma qualcuno.

[4] A queste Scritture che seguono vanno aggiunte – per avere un quadro il più completo possibile sulla Trinità – le Scritture da me citate più avanti a dimostrazione che Gesù è Dio, e che lo Spirito Santo è Dio e non una forza. Questo intero capitolo infatti è praticamente quasi tutto dedicato alla dimostrazione che la Trinità è una dottrina perfettamente scritturale.

[5] Per quanto riguarda il passo di Giovanni: “Poiché tre son quelli che rendon testimonianza nel cielo: il Padre, la Parola e lo Spirito Santo; e questi tre sono una stessa cosa”, (1 Giov. 5:7) nella versione Riveduta fatta da Luzzi non viene inserito nel testo; Diodati invece lo aveva inserito nel testo. I Testimoni di Geova riguardo ad esso affermano che probabilmente esso è spurio. In effetti è stato riconosciuto anche da molti studiosi biblici evangelici che queste parole mancano nei più antichi manoscritti. Noi diciamo che anche se quelle parole fossero spurie le cose non cambiano minimamente: la dottrina della Trinità rimane ampiamente confermata dalla sacra Scrittura.

[6] I Testimoni di Geova sfacciatamente negano che Gesù intese dire che avrebbe risuscitato se stesso: ‘Con queste parole, Gesù voleva forse dire che avrebbe risuscitato se stesso dai morti? (…) Niente affatto’ (Ragioniamo facendo uso delle Scritture, Roma 1990, pag. 421).

[7] Inoltre i Testimoni di Geova prendono dei passi della Scrittura che sono stati adulterati dai loro traduttori. A riguardo di essi si veda la parte dove tratto le falsificazioni apportate alla Bibbia.

[8] Anche gli Avventisti ritengono che il Figlio di Dio prima di nascere secondo la carne fosse l’arcangelo Michele, solo che loro insegnano che Gesù era ed è Dio. [ç]

[9] ‘Al tempo in cui la giovine donna concepì per la potenza dell’Onnipotente Iddio che opera miracoli, la vita del Figliuolo di Dio venne trasferita dalla sua gloriosa posizione con Dio Padre nel cielo nell’embrione umano’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 38).

[10] A questo atto di rigenerazione avrebbe partecipato pure la donna del Padre celeste: ‘Comunque, la donna del Padre celeste, la ‘Gerusalemme di sopra’, aveva generato il primo della sua progenie, una progenie spirituale…’ (Nuovi cieli e Nuova terra, pubblicato in italiano nel 1955, pag. 142).

[11] Anche per Russell Gesù al Giordano sperimentò una sorta di nuova nascita: ‘Quell’atto di essere ripieno dello Spirito Santo fu la sua procreazione ad una nuova natura, la natura divina che doveva svilupparsi e nascere pienamente allorquando egli avrebbe compiuto il suo sacrificio – sacrificio della natura umana’ (Studi sulle Scritture, serie I, Il divin piano delle età [Il piano delle età], stampato in USA, s.d. pag. 266).

[12] Russell disse che se il corpo di Cristo ‘si dissolse in gas o se sia tuttora conservato in qualche luogo… nessuno lo sa’; mentre Rutherford affermò che la Scrittura ‘non rivela quale fu la sua sorte se non che non subì la decomposizione o la corruzione’.

[13] Anche in questo i Testimoni di Geova si attengono a Russell infatti costui disse: ‘Nostro Signore non avrebbe potuto essere mai risuscitato come uomo e, nello stesso tempo, lasciare alla Giustizia il prezzo del nostro riscatto, al fine di liberare Adamo (e la sua razza) dalla sentenza e dalla prigione della morte. Era necessario, non solo che l’uomo Cristo Gesù morisse, ma era anche esattamente necessario che non rivenisse alla vita, perché occorreva che restasse morto, qual prezzo del nostro riscatto per tutta l’eternità’ (Russell. op. cit., serie V, pag. 410).

[14] Per quanto riguarda queste parole di Tommaso i Testimoni di Geova ricorrono a queste spiegazioni. 1) Quando Toma disse: “Signore mio” stava guardando a Gesù, ma quando disse: “Mio Dio” stava guardando al cielo e rivolgendosi al Padre. Ennesimo sofisma dei Testimoni di Geova che viene annullato dalla Parola di Dio che dice: “Toma gli rispose e disse: Signore mio e Dio mio”. Quel “gli rispose e disse” si riferisce solo a Gesù che egli aveva davanti in quel momento. 2) Sì, Toma, in realtà si rivolse a Gesù quando gli disse: “Signore mio, e Dio mio”, ma per “Dio mio” egli intese dire ‘Figlio di Dio’, e quindi intese dire che Gesù era ‘un dio’ ma non l’Iddio Onnipotente, non il solo vero Dio. Ma anche in questo caso la Scrittura annulla questa spiegazione, perché Toma, essendo un Giudeo che credeva in un solo vero Dio, non avrebbe mai chiamato Gesù il suo Dio se non avesse riconosciuto in Lui il suo vero Dio. E perciò egli con quelle parole non intese dire che Gesù era un essere inferiore a Dio, ma Dio. E poi si tenga presente che Gesù non riprese Toma per avergli detto: “Mio Dio”, ma gli disse che perché lo aveva visto aveva creduto. In altre parole, il fatto che Gesù non riprese Toma perché questi lo aveva chiamato il suo Dio mostra che Gesù riteneva di essere uguale a Dio Padre e perciò degno di essere chiamato Dio.

[15] Per spiegare questa unione tra il Figlio e il Padre (formanti un solo Dio pur rimanendo distinti) con alcuni esempi biblici, diciamo che è come quella tra l’uomo e la donna sposati secondo che è scritto: “..e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24) ed anche: “non son più due, ma una sola carne” (Matt. 19:6). E’ chiaro che marito e moglie rimangono due persone distinte, ma davanti a Dio diventano una sola carne. Anche quando la Scrittura dice che “chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui” (1 Cor. 6:17) parla di un unione che non esclude però la separazione e la diversità di coloro di cui parla, infatti essa non ha inteso dire che l’uomo che si unisce a Cristo diventa lo Spirito di Dio o si fonde con Esso o diventa Cristo e perciò Dio perché in questo caso Essa avrebbe divinizzato l’uomo. L’uomo continua ad essere uomo, e il suo spirito continua a rimanere distinto dallo Spirito di Dio infatti Paolo ai Romani dice che “lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio” (Rom. 8:16). Quindi, sì unione tra l’uomo e la donna, sì unione tra il credente e il Signore; ma un unione nella diversità.

[16] Essi dicono: ‘…dopo essere stato da Dio creato come il suo Figlio primogenito, Iddio lo impiegò come suo Collaboratore nella creazione di tutto il rimanente dell’universo’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 35).

[17] Una simile affermazione fa nascere la domanda: Perché Dio avrebbe dovuto nascondere il corpo di Gesù preservandolo dalla decomposizione? Rutherford suppose per esempio che Dio lo avrebbe potuto preservare da qualche parte per poi esibirlo alla gente durante il millennio!!! Ma allora noi diciamo: Perché invece Dio non lo lasciava nel sepolcro il suo corpo se voleva dimostrare alla gente che Gesù aveva rinunciato al suo corpo. Non sarebbe stato più logico?!!

[18] Se si confrontano queste parole di Gesù con quest’altre scritte in Matteo: “Perciò, ecco, io vi mando de’ profeti e de’ savî e degli scribi…” (Matt. 23:34) si può capire che la sapienza di Dio è Gesù Cristo.


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